giovedì, ottobre 20, 2011

Paura per lo stratovulcano, Tambora borbotta

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Ancora non si sono spenti l’eco e la paura per il rientro del satellite UARS, che nuovi eventi tornano a tenere l’umanità con il fiato sospeso; dopo il previsto impatto con ROSAT, il vulcano Tambora (isola di Sumbawa, Indonesia), definito stratovulcano, ha cominciato a borbottare e questo, potrebbe essere il cattivo presagio di una catastrofe imminente.

C’è da augurarsi che non accada nulla ma, a scopo precauzionale, le famiglie residenti all’interno dei villaggi situati nei pressi del vulcano sono state evacuate; il livello di allerta cresce ormai da diversi mesi ma il passaggio allo stato di allerta 3 (su una scala da 0 a 4), non fa presumere nulla di buono.

Gli esperti escludono effetti devastanti sostenendo che, il fatto che in passato l’eruzione di questo vulcano abbi avuto effetti catastrofici, non significa che si dovranno ripetere, soprattutto in considerazione del fatto che attività di tale violenza non si verificano a intervalli così brevi.

Nell’ aprile del 1815 Tambora ha avuto modo di dimostrare la sua pericolosità con un’eruzione super-colossale; iniziando nel 1812 con boati, è continuata con vere e proprie esplosioni, colate ed emissioni che culminando il giorno 10, hanno lanciato nell’atmosfera una quantità tale di cenere da oscurare il sole per molti giorni. Così forte fu il boato che si udì sino a Sumatra, distante ben 2600 Km.
La violenta attività portò a una diminuzione della sua altezza da 4000mt circa a 2850 circa e, ancor peggio causò decine di migliaia di vittime, alcune direttamente collegate alla spaventosa eruzione (la più terribile registrata dall’era glaciale, il cui valore, in base all’indice di esplosività vulcanica è stato identificato in 7 su una scala da 0 a 8), altre invece diretta conseguenza di quell’evento: maremoti, terremoti, carestie ed epidemie di colera in primo luogo.

Le ceneri nell’atmosfera diedero vita all’inverno vulcanico e, l’anno successivo si definì per le condizioni che si verificarono, “l’anno senza estate”; il parziale oscuramento della terra, conseguenza del mancato arrivo dei raggi solari causò non solo tramonti spettacolarmente rossi e vividi ma anche una piccola glaciazione e conseguentemente, una modifica del clima che influì in maniera significativa sulla vita del nostro pianeta: inverni gelidi, raccolti scarsi, carestie, assenza di stagioni calde con neve anche in estate, colture impossibili da realizzare.

A questa eruzione è legato anche un aneddoto “storico” che ha per protagonista Napoleone e la battaglia di Waterloo; il 18 aprile del 1815 il condottiero fu sconfitto dagli eserciti appartenenti alla settima Coalizione a causa di un errore nella preparazione della strategia e di una conoscenza non approfondita del territorio.

La mattina, Napoleone, aveva deciso di spostare i cannoni per vincere la battaglia tuttavia, la pioggia incessante e violenta del giorno precedente e della nottata aveva reso il terreno cedevole e impraticabile posticipando così la mossa; un inconveniente che determinò una forte penalizzazione delle truppe napoleoniche e un arrivo inaspettato delle truppe avversarie che determinarono perciò la pesante e definitiva sconfitta, cui fece seguito l’esilio di Napoleone a Sant’Elena.

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