lunedì, febbraio 06, 2012

Adolf Hitler: abitudini, manie e ideologia di un leader

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Da pochi giorni si è ricordata la Shoah, le deportazioni, il dolore, la morte, l’Olocausto e la follia di chi lo ha causato; spesso però si parla e si conosce poco di colui che causò tanto dolore, Hitler. Con una serie di articoli, frutto di studi compiuti alcuni anni fa vorrei presentarvi, in maniera più approfondita, la figura di Hitler, partendo da una semplice presentazione, per passare poi alla sua bibliografia, al suo ruolo nella guerra e una ricostruzione di un profilo psicologico, basato sulle testimonianze di chi ha vissuto vicino a lui e le conversazioni private giunte fino a noi.

Partiamo però da una panoramica, una breve infarinatura del suo carattere e dei suoi comportamenti.

Hitler giunse al potere all’età di 44 anni, uomo dotato di eccezionale fascino e sicurezza nascondeva, dietro all’abilità oratoria, una lunga preparazione di testi scritti, rivisti e corretti dai “ripulitori” del suo tedesco scorretto.

Visto come chi aveva unificato il paese e dato fiducia a una generazione, era un uomo che in privato, pur non avendo senso dell’umorismo, amava quello degli altri e per questo cercava la compagnia, soprattutto di quelli che sapevano farlo ridere; nei salotti gradiva inoltre oziare in compagnia di belle donne.


Non avendo goduto, fin dalla gioventù di buona salute per via del passato tormentato (nell’età più delicata aveva dormito dove capitava, si era nutrito alle mense dei poveri, vestito di stracci), ora mostrava un fisico piuttosto debilitato; era vegetariano, beveva solo acqua, the allungato, mai vino, caffè, liquori e aveva un terrore esagerato di ingrassare, pur nutrendo una passione sfrenata per i dolci.

Di rado si concedeva un sorso di champagne o un amaro, non fumava e si stancava facilmente, tanto che dopo ogni comizio impiegava molto tempo prima di recuperare le forze; impaurito dalle malattie consumava spesso e volentieri pillole e medicinali, per paura del cancro si sottoponeva a radiografie anche se poi si rifiutava di spogliarsi. Basti pensare che per un sarto era impossibile prendergli le misure, doveva limitarsi a guardarlo, farsi un’idea del suo corpo e, in base a ciò, arrangiarsi.

Essendo convinto di avere una missione storica da compiere, voleva vivere per arrivare sano al traguardo prefissato.

Era ateo, benché avesse ricevuto il Battesimo e la Cresima, e, nei suoi discorsi, non mancava di rivolgersi all’Onnipotente; accusava la Chiesa di oscurantismo e si prefiggeva di separarla dallo Stato: alla Chiesa spettava il compito di curare le anime e non di occuparsi di politica.

Fino ai giorni della conquista del potere fu un fanatico brutale, capace di fredde crudeltà, con un temperamento instabile, soggetto a ossessioni ed entusiasmi spesso irrazionali; al di fuori della vita politica era invece come tutti (più o meno).

Autodidatta, non aveva titoli di studio e la sua cultura la si poteva considerare da università popolare, non era stato in grado infatti, di andare oltre le tre classi medie; aveva letto molto ma disordinatamente e ciò lo aveva portato ad avere un nozionismo generico. Non parlava che il tedesco e aveva una superficiale conoscenza dei classici però, nonostante le evidenti carenze culturali, si ostinava a dar giudizi e volerne sapere più degli altri.

Incomprensibile e morboso tutto ciò che si riferiva alle sue origini ebree; fece cambiare cognome alla sorella Paula perché manifestava qualche instabilità psichica, non riconobbe mai il fratellastro (Alois) e, non appena divenne cancelliere, fece distruggere tutti i documenti riguardanti il suo stato civile. Sembrava voler dimostrare di essere di natura soprannaturale, come mandato dal cielo.

Nelle apparizioni pubbliche, per esaltare la sua figura, faceva ricorso a un elaborato rituale, quasi teatrale: compariva all’improvviso, su alte tribune e preferibilmente di sera, quando il buio poteva essere tagliato dalla luce dei riflettori e dalle fiaccole, creando un’atmosfera suggestiva. Risuonavano inni e grida e, solo quando la tensione era giunta al culmine, lui cominciava a parlare.

Non era però un pazzo. Politicamente può essere considerato un genio, tutto ciò che fece, fu in funzione della guerra, obiettivo supremo delle sue ambizioni; il vero aspetto patologico era l’odio, in particolare l’odio per gli Ebrei, coltivato fin dall’adolescenza. Con il passare del tempo prevalsero in lui la spietatezza selvaggia, la voluttà nel colpire e vendicarsi, il disprezzo per la vita altrui, l’indifferenza verso il dolore umano, l’irrisione verso i deboli e i vinti, il cupo sospetto di tradimenti da parte di chiunque e la tendenza a prevenirli in modo sanguinoso.

La sua mente aveva un modo di agire imprevedibile e con i primi insuccessi, la propensione a prendere decisioni inattese e sorprendenti divenne un limite. Viveva in uno stato di tensione nervosa generato dallo stress, il potere assoluto riempiva la sua vita di ombre e timori, sospettando di tutti non si fidava di nessuno, viveva per sé in un egoismo tirannico e l’aspirazione a diventare il più grande tedesco era puro appagamento di pulsioni private.

Hitler era il figlio del suo tempo, l’interprete di una cultura che si basava sull’irrazionalità e odiava ogni forma di democrazia; nella visione hitleriana, i marxisti e gli Ebrei erano i massimi responsabili delle sciagure terrene e, attraverso uno spietato genocidio si proponeva il più assurdo dei fini: modellare una nuova umanità di ariani puri.

Era necessario scatenare una valanga di calunnie e menzogne contro ogni avversario pericoloso fino a determinarne il crollo.

In cima ai pensieri di Hitler c’era però lui stesso, la costruzione di un mito che sarebbe dovuta durare per molti millenni.

10 commenti:

ilrepungente ha detto...

Peccato che gli sia crollato tutto il mondo addosso...eheheh

Laura ha detto...

Peccato per lui, buon per noi ;-)

stefania ha detto...

Non ho alcuna dolce parola da spendere per l'uomo... Certamente ne ho per il tuo articolo, gustosa e dettagliata ricostruzione di una sfera privata che è stata alla base del suo agire... Brava, come sempre! :)

Anonimo ha detto...

una personalità decisamente turbata... incredibile il consenso che è riuscito a ottenere

Laura ha detto...

@Stefania, parole dolci no, credo sia impossibile trovarne, anche pensandoci per un migliaio di anni.
@Anonimo, purtroppo ha saputo sfruttare il malcontento del popolo.

M.M. ha detto...

Una mente folle

Anonimo ha detto...

sicuramente figlio del suo tempo... ma non tanti sono riusciti a interpretare in modo così estremo i disagi di quella generazione... qualcosa di suo ci ha messo di certo
monica c,

Laura C. ha detto...

Ci ha messo molto del suo... in un altro momento probabilmente non avrebbe ottenuto consensi...

Anonimo ha detto...

Spietato e malinconico ecco il grande fuhrer ma nello stesso tempo semplice e goloso solo dietro le quinte

Laura C. ha detto...

Non posso che concordare, una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde.

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