giovedì, marzo 15, 2012

Hitler: dalla guerra, alla decisione di entrare in politica

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A 25 anni Hitler partì per il fronte occidentale nelle file del 16° reggimento; da sempre si dichiarava nemico della pace, aveva letto tutto quello che c’era da leggere sulla letteratura di guerra e ogni evento guerresco lo entusiasmava: in lui andava maturando l’idea di passare dalla semplice predicazione, alla politica diretta.

Grazie alla sua perspicacia, Adolf si era visto affidare la funzione di portaordini e la sua abilità gli aveva permesso di meritare la Croce di ferro di 2° e 3° classe, oltre a una citazione all’ordine del giorno reggimentale. Nonostante ciò non andò oltre il grado di caporale in quanto i suoi superiori non avevano riscontrato in lui le richieste doti di comando.

In Alsazia maturò l’idea che attraverso la propaganda fosse necessario convincere che in guerra le armi più crudeli diventano umane se portano a una rapida vittoria, in guerra si era umani se si riusciva ad abbreviarla senza preoccuparsi di essere nel giusto oppure no; tutto stava nel dare una visione chiara delle cose, senza lasciare margini di dubbio sulla esattezza dei propri obiettivi.

Per vincere una guerra non erano sufficienti le armi, essa doveva assumere la forma di combattimento in nome di una nuova visione spirituale; necessario era inoltre scaricare le colpe sugli avversari.

Dopo 4 anni di vittorie, la Germania cominciò a piegarsi: Adolf era pieno di rabbia e disperazione. Quando venne a conoscenza della definitiva sconfitta tedesca e della proclamazione della repubblica si sentì morire: pianse come non gli era mai più successo dal giorno della morte della madre.

L’Assemblea Costituente con il partito del Centro e i Liberali di Sinistra aveva dato vita alla “coalizione di Weimar” cui, in seguito, il socialdemocratico Ebert fu messo a capo dopo regolare elezione da parte dell’Assemblea stessa. Dalla coalizione si era però passati alla Repubblica “di Weimar”.

Nei primi mesi del 1919 Hitler divenne uno dei componenti di una commissione d’inchiesta chiamata a giudicare la condotta dei rivoluzionari; fu tanto spietato nel denunciare e far condannare a morte una decina dei suoi camerati, da entrare nelle simpatie dei capi ed essere mandato a un corso nel quale avrebbe affrontato temi a carattere nazionalistico.

Cominciò così ad intrecciare una serie di rapporti con persone di “idee affini” per dar vita al primo nucleo di un movimento politico: proclamò che il nemico da abbattere era rappresentato da una congiura giudaico-marxista e ben presto, mise per iscritto il suo “catechismo” dando delucidazioni sui pericoli che la Germania correva a causa del giudaismo, una comunità religiosa e una razza che, mediante matrimoni celebrati entro cerchie molto ristrette, riusciva a mantenere inalterata la razza.

L’unico pensiero degli Ebrei era diretto a soddisfare una “brama” di denaro e di potenza e, per poterli combattere era necessario ingaggiare una lotta legale che conducesse ad eliminare i loro privilegi e poterli poi cacciare; un piano del genere poteva essere attuato solo da un governo di forza nazionale che si sostituisse al vecchio impotente partito.

Insisteva sulla condanna dei vecchi partiti e sulla necessità di dar vita a qualcosa di nuovo; fu così che venne attratto dalla D.A.P. (Partito Tedesco dei Lavoratori), in contrasto con il marxismo internazionalista e con le forze borghesi e nazionali.

Nella fumosa e maleodorante birreria dove si svolgevano le riunioni, in Adolf si formava l’idea di un nuovo partito che avesse per obiettivi il benessere del popolo, la grandezza della patria, la lotta per la purezza della razza tedesca e il rafforzamento della nazione.

Hitler sapeva, inoltre, sfruttare abilmente i rancori di coloro che stavano ad ascoltare; la Germania non solo aveva dovuto rinunciare ad alcuni territori (Alsazia-Lorena), ma era ora costretta a pagare i danni di una guerra e le richieste andavano al di là delle reali capacità tedesche.

Il 24 febbraio 1920 lesse così di fronte a oltre 2000 persone il programma del partito cui stava per dare come simbolo la croce uncinata ed imporre un nuovo nome: N.S.D.A.P. (Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori).

6 commenti:

ilrepungente ha detto...

Caspita, si parla di tutto di più in questo blog. :D

Laura ha detto...

Mmmh, no dai qualche cosa ci sarà di cui non parlo... o no? :D Hitler me lo devi concedere, ho dovuto studiarlo in lungo e in largo, è stato il mio incubo per quasi un anno :-)

Anonimo ha detto...

questi sono i post che preferisco....
monica c.

M.M. ha detto...

Fondamentalmente un "pazzo" con problematiche infantili non risolte...un'intelligenza acuta tipica degli psicopatici...detesto quest'uomo e quello che ha fatto
torturato e decimato un intera razza

Luke ha detto...

Ottimo grazie :)

Laura ha detto...

@Monica, grazie, sono contenta :-)
@Mara, hai proprio ragione :-(
@Luke, grazie a te :D

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