lunedì, marzo 05, 2012

La politica come professione (Max Weber)

Oggi torno a parlare di scienza della politica e, per farlo, ho scelto “La politica come professione” di Max Weber.

Il concetto è estremamente ampio e comprende ogni sorta di attività direttiva autonoma. Si parla della politica valutaria delle banche, della politica di sconto della Reichsbank, della politica di un sindacato in uno sciopero, si può parlare della politica scolastica del comune di una città o in un villaggio, della politica della presidenza di una associazione nel dirigere la medesima, e infine della politica di una donna furba che cerca abilmente di menare per il naso il proprio marito.”

Noi intenderemo, parlando di “politica”, semplicemente la direzione o un’attività che influisce sulla direzione di un’associazione politica ovvero, di uno Stato; se in passato alcune associazioni hanno utilizzato la violenza fisica come strumento comune, oggi invece definiamo lo Stato come quella comunità umana che, nei limiti di un territorio, esige per sé il monopolio della forza fisica legittima.

Politica indicherà conseguentemente l’aspirazione a partecipare al potere o influire sulla sua ripartizione e, chi fa politica, aspira perciò al potere come mezzo attraverso cui perseguire determinati fini, attraverso cui esercitare il potere stesso o per godere del prestigio che ne deriva.

Lo Stato appare perciò consistere in un rapporto di dominazione legittimato dalla forza legittima di alcuni uomini su altri uomini; perché possa esistere è necessario perciò che i dominati si sottomettano all’autorità dei dominanti.


I principali motivi di legittimità di una dominazione sono 3:

l’autorità dell’ETERNO IERI, del costume, la cui stabilità è consacrata da una validità di antichissima data, fondata sulla consuetudine: è il potere “tradizionale” assimilabile a quello dei patriarchi e dei principi patrimoniali;

l’autorità del DONO DI GRAZIA, CARISMATICO, dono personale di natura straordinaria, la dedizione assolutamente personale e la fiducia personale nelle rivelazioni, nel carattere eroico o in altre qualità di capo di un individuo": è assimilabile a quella di un profeta, grande demagogo, condottiero di guerra. Il capo carismatico lo si segue perché “si crede in lui”;

la legittimazione per LEGALITA’, avviene in forza della competenza obiettiva fondata su regole razionalmente formulate ovvero, in forza dell’obbedienza fondata sull’adempimento di doveri stabilito da norme.

Il capo vive per la sua causa, tende con ogni sforzo alla sua opera, a meno che non sia un fatuo e meschino eroe del momento; questa figura è apparsa in ogni epoca e paese: mago, profeta, duce eletto in guerra e condottiero.

Per il mondo occidentale il capo politico è impersonato nel libero “demagogo” e nel “capo-partito”, questi politici di professione trovano un elemento decisivo nel genere dei mezzi di cui dispongono. L’esercizio di ogni dominazione che esiga un’opera di amministrazione, ha bisogno dell’azione umana sottoposta agli ordini di coloro che pretendono di essere investiti del potere legittimo e di quei beni materiali necessari per l’attuazione fisica del potere.

Tutte le organizzazioni statali possono differenziarsi a seconda che siano fondate o meno su uno di questi 2 principi:
- che coloro sulla cui obbedienza il sovrano deve poter contare abbiano il possesso diretto dei mezzi occorrenti all’amministrazione;
- che gli amministratori siano “separati” da questi mezzi.

Nel caso in cui i mezzi materiali dell’amministrazione siano posseduti direttamente dal corpo amministrativo, si dovrà parlare di “associazione divisa per ceti”.

Torniamo però a parlare del modo in cui si può essere politici: d’occasione, dilettanti o di professione.

Politici d’occasione lo siamo tutti quando deponiamo la scheda elettorale, dilettanti lo sono uomini di fiducia e dirigenti in seno ai partiti politici che esercitano solo in caso di necessità... e di professione?

2 sono i modi per trasformare la politica in professione: vivere “PER” la politica o vivere “DI” politica.

Chi vive per la politica fa di questa la sua vita mentre chi vive di politica la utilizza come semplice e duratura fonte di guadagno; negli USA molti partiti hanno il solo scopo di accaparrarsi impieghi negli uffici e mutano il programma a seconda delle possibilità di accaparrarsi voti mentre, in Europa, si è assistito alla nascita della burocrazia, caratterizzata da tecnici specializzati e animati da senso dell’onore.

I funzionari politici sono riconoscibili dal fatto di poter essere trasferiti, messi a disposizione, congedati e così via.

Per Weber, il funzionario non deve fare politica ma amministrare al di fuori degli interessi di partito; ne consegue che politica e amministrazione “dovrebbero” rimanere distinte.

Ulteriore distinzione introdotta da Weber è quella tra cittadini con diritto al voto, in politicamente attivi e politicamente passivi ed essendo, tale distinzione, fondata su un libero atto di volontà, i cittadini politicamente più attivi possono fruire di rendita politica.

Il boss americano è un imprenditore capitalistico della politica che fornisce voti a suo rischio e pericolo e diviene quindi indispensabile all’organizzazione dei partiti; è modesto, discreto, non aspira al prestigio sociale ma solo al potere. Lavora nell’ombra suggerendo agli oratori cosa dire, non accetta cariche (a eccezione di quella di senatore nello stato federale), è spesso di educazione scadente ma, nella vita privata, corretto e ineccepibile.

La direzione di un partito comporta la rinuncia dei seguaci alla propria anima, debbono obbedire ciecamente senza lasciarsi distrarre da ambizioni o da pretese di opinioni personali; la scelta è tra “democrazia autoritaria” o “democrazia senza capo” dominata da politici di professione, senza vocazione.

Il politico di professione sa di esercitare un’azione sugli uomini, partecipare al potere che li domina e ha coscienza di avere tra le mani il filo conduttore delle vicende storiche. Tra le qualità cui può aspirare possono dirsi decisive: passione, senso di responsabilità, lungimiranza.

Passione è intesa come dedizione appassionata a una causa, non come “agitazione sterile”. Non basta la semplice passione; essa non crea l’uomo politico se non mettendolo al servizio di una causa e facendo della responsabilità nei confronti della causa, la guida dell’azione. Necessaria quindi la lungimiranza, la capacità di lasciare che la realtà operi sull’uomo con calma; la mancanza di distacco è uno dei peccati mortali dell’uomo politico.

Se la politica si fa con il cervello, è altrettanto vero che la dedizione nasce ed è alimentata dalla passione e dal cuore.

Ultimo problema affrontato da Weber ne “La politica come professione” è il rapporto tra politica ed etica, impossibili da disgiungere; ogni agire orientato in senso etico può oscillare tra l’etica della convinzione (l’uomo si sente responsabile di mantenere viva la fiamma della convinzione) e l’etica della responsabilità.
La presenza dell’una non coincide necessariamente con la mancanza dell’altra ma, tra l’agire secondo la massima dell’etica della convinzione e secondo l’etica della responsabilità in cui si deve rispondere delle conseguenze delle proprie azioni, c’è una differenza abissale.

8 commenti:

ilrepungente ha detto...

Roba pesantuccia per me....:P

Laura ha detto...

Ma nooo, su, ce la puoi fare ;-)

Stefania Esse ha detto...

Neanche io ne mastico tantissimo, però se non ricordo male dovrei averlo studiato...

Laura ha detto...

Allora puoi aiutarmi a convertire Rosario :-)

M.M. ha detto...

Interessante ed impegnativo...non credo che riuscirai a convertire Rosario ...rinuncia!

Laura ha detto...

Ahahaha, povero Rosario :D

Anonimo ha detto...

complimenti per l'ottima analisi
monica c.

Laura ha detto...

Grazie :D

Lettori fissi

Powered by Blogger.