sabato, aprile 14, 2012

Sabato in poesia: GAELA III, DELL'AMORE DISPERATO - García Lorca

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Dopo aver, gli ultimi due sabati, dedicato la rubrica a poeti Italiani, questa volta ho deciso di espatriare e dedicare il “Sabato in poesia” a Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca, conosciuto semplicemente come García Lorca o, negli ambienti da lui frequentati in gioventù (era circa il 1920), attorno alla Residencia de Estudiantes, semplicemente,  Federico.

Nel 1918 pubblica, grazie ai finanziamenti del padre, il suo primo libro, Impresiones y paisajes, mentre è del 1921 la sua più ampia e sconosciuta raccolta di poesie, il Libro de poemas, un testo vagamente “adolescenziale” e romantico che lo condurrà verso una nuova stagione.

La sua produzione, non solo letteraria, prosegue mentre lo spettro della depressione, dovuta al non poter vivere serenamente la sua omosessualità, si fa sempre più vicino; approssimandosi agli anni ’30 abbandona tutto e si reca dapprima a New York, quindi a L’Avana e, solo tornando in patria scopre che la sua opera La zapatera prodigiosa è in scena.

Viaggia di nuovo, mette in scena, con successo, alcune sue opere, diventa co-fondatore de l’Asociación de Amigos de la Unión Soviética, scrive nel 1936 Diván del Tamarit , Llanto por Ignacio Sánchez Mejías con cui commune la Spagna. Per le sue posizioni sociali e politiche rischia un attentato così, gli viene proposto l’esilio, che rifiuta per rifugiarsi a Granada; non passerà molto e, dopo l’arresto, per lui arriverà una condanna a morte che si concluderà con l’esecuzione segreta sulla strada da Viznar ad Alfacar.


Scempio supremo, il suo corpo verrà gettato in una fossa comune.

GAELA III DELL’AMORE DISPERATO

La notte non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi,
e io non possa andare.
Ma io andrò,
anche con tempie rose da un sole di scorpioni.
Ma tu verrai
con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.
Il giorno non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi
e io non possa andare.
Ma io andrò
dando in consegna ai rospi il mio morso garofano.
Ma tu verrai
per le fosche cloache dell’oscurità.
Né la notte né il giorno vogliono arrivare
perché per te io muoia
e tu muoia per me.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

grande poeta e grandissimo uomo...
monica c.

Laura ha detto...

Non posso che concordare... Buon week-end :-)

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