lunedì, ottobre 22, 2012

Come ho svuotato la casa dei miei genitori, Lydia Flem

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Come ho svuotato la casa dei miei genitori Lydia Flem
Perdere i genitori è una triste realtà che la natura costringe ad accettare, ma è normale, giusto, che chi ci ha generato se ne vada prima di noi; ma non si può negare che faccia male e, il dolore, possa esasperarsi nel dover poi frugare tra le loro cose con l’intento di mettere ordine.


Questo libro è un doloroso viaggio nella memoria che l’autrice, Lydia Flem, belga di lingua inglese, si trova a dover affrontare mettendo il lettore nella difficile condizione di affrontare, nel caso in cui vi siano, fantasmi del passato, rinchiusi e sopiti in un angolo della memoria. Sprofondare nel dolore e nella disperazione è il modo più semplice per rinascere e ricominciare a vivere.

Ogni genitore sa che è giusto non dover seppellire i propri figli, è il ciclo della vita e, quando i genitori vengono meno, i figli diventano improvvisamente i capostipiti ma, nonostante sappiano che prima o poi la cosa avverrà, nel momento in cui accade ne rimangono turbati, è naturale e arduo, è ciò che la psicoanalisi definisce “ prova di realtà”.

Il modo in cui si affronta il lutto cambia da persona a persona anche se, al giorno d’oggi, la morte è un tabù, non si deve affrontarla mostrando sentimenti, debolezze, genera imbarazzo, perdita di tempo; non c’è il tempo di portare il lutto, indossare abiti neri, si deve correre e ricominciare, la burocrazia chiede che lo si faccia il prima possibile e richiede che si vada a ficcanasare nelle cose di chi ci è stato tanto caro. Impicciarci nei fatti suoi, nella quotidianità e intimità.

Anche la casa deve essere passata al vaglio, si deve frugare nei cassetti, negli armadi, tra le cose personali, ricordi di vita, e si dovrà decidere cosa fare di tutte quelle cose, buttarle? Tenerle? Regalarle?

Comportarsi in quel modo è un atto di vandalismo.

Svuotare la casa dei defunti acuisce la prova del lutto, ne fa risaltare tutti gli aspetti”.

“Svuotare”...si vorrebbe dire riordinare, ma non è così, svuotare suona male, dà l'idea di saccheggiare una tomba, trafugare segreti dal regno dei morti; “ereditare” allo stesso modo è brutto, non tradisce nessuna intenzione nei confronti di chi rimane, è il contrario di “legare”.

L’autrice si trova di fronte al difficile compito di svuotare la casa dei genitori che se ne sono andati da poco; tra i ricordi ci sono biberon,  documenti, fatture, lettere e la regola che si era data era, a ogni visita,  portar via una cosa appartenuta a loro. Ma cosa avrebbero voluto che lei tenesse? Leggesse? Vedesse?

Iniziò così la via della scrittura, il solo modo per diventare la loro “libera” erede.

Scrivendo cominciò a esplorare il rapporto avuto con loro, i sentimenti, la realtà che aveva vissuto e che stava vivendo in quel momento.

Le scoperte che pian piano facevano la lasciavano sbigottita; dolori mai espressi, ferite mai cucite, incubi dal passato emergevano rovistando tra i ricordi personali.

Passare le dita sulla scrittura dei genitori, scoprire che avevano anticipatamente etichettato alcune cose, come per far sapere cosa si sarebbe dovuto tenere e cosa no, trovare addirittura alcune cose della nonna che la madre non aveva mai buttato... e ora avrebbe dovuto farlo lei.

Buttare, regalare, mettere da parte , in alcuni giorni lavorava alacremente per sistemare tutto quanto, altri veniva colta dalla rabbia verso i genitori che non si erano premurati di sistemare tutto, evitandole quella pena.

Una situazione che la lasciava senza energie, un lavoro che la vampirizzava, distruggeva, la svuotava ma che, allo stesso tempo, le aveva insegnato la gioia del regalare, restituire una vita a oggetti e cose che altrimenti nessuno avrebbe voluto comprare o, peggio ancora, sarebbero andate perdute.

Un libro duro e delicato allo stesso tempo, poche pagine, 120 circa da leggere con lentezza, assaporando ogni parola, perdendosi nelle riflessioni, scontrandosi con i propri   fantasmi, rielaborando i propri lutti, le perdite, le paure, sentimenti apparentemente sopiti e dimenticati.

Un libro per pensare, una speranza per chi rimane; una storia dolorosa di “pirateria” non voluta ma dovuta, un’analisi approfondita di rapporti, sensazioni, emozioni delle vite di chi l’ha amata, di ciò che le ha lasciato conoscere e ciò che invece ha sempre custodito nel segreto del cuore, evitando che sapesse di  incubi, dolori e ostacoli insormontabili.

Perfetto per chi non riesce a superare un lutto, per chi vorrebbe farlo ma non sa affrontarlo e non sa come trovare in sé la forza di mettersi di fronte alle proprie emozioni, a sentimenti apparentemente ingestibili e, per questo occultati debitamente; introspettivo, vero e immediato, lo sconsiglio a chi è alla ricerca di una lettura rilassante che, per qualche attimo, faccia dimenticare la quotidianità.

2 commenti:

Duran63 ha detto...

Ben descritto ma non per me. L´ultimo lutto risale a 5 anni fa e devo ancora elaborarlo, nonostante abbia svuotato casa.

Laura ha detto...

E' difficile da leggere, se non ti senti pronta evitalo, potrebbe essere troppo pesante. A me ha aiutato molto... e ho pianto come una fontana per giorni e giorni...

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