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La lana nell'ombelico, perché si forma?

By aprile 18, 2013

Esiste un fenomeno che appare incredibile eppure non è così inusuale, molte persone producono lana dall'ombelico; il modo in cui viene definita è varia, c’è chi la chiama polvere, chi pulviscolo o cotone a batuffoli, oppure lanetta, flanella, lanugine.

Nell’antichità il fenomeno era già stato studiato, per i Sumeri questa “lana” era una vera e propria divinità mentre per gli Egizi era un buon segno in vista del raccolto, testimonianze della sua presenza sono giunte a noi attraverso quadri e rappresentazioni dell'epoca.

Ai giorni nostri (2000) c'è chi è comparso nel Guinness World Records come detentore di raccolta di lanugine: Graham Barker, australiano di Perth, ha raccolto lanugine dal proprio ombelico per 20 anni. Iniziando il 17 gennaio 1984 ne ha messa da parte una quantità pari a 3,03 mg al giorno conservandola in barattoli sigillati con tanto di annate e colore, per sei anni tendente al rosso, poi al verde (proprio come gli asciugamani di casa, prima rossi, poi verdi); il recordman ha dichiarato di aver iniziato la raccolta per vedere quanta ne avrebbe prodotta, la sua speranza, divenuta poi delusione, era quella riempire un cuscino.

Le ipotesi fatte riguardo al fenomeno sono molte, le più assurde chiamano in causa anche la presenza di alieni tuttavia, anche se per secoli si è cercato di trovare la risposta logica, tra le prime ipotesi, quella più convincente pare essere di tale Malligans; la sua teoria era che i peli dell’addome, sfregando con la maglietta, intrappolassero il cotone prodotto dallo sfregamento stesso. Curioso è però che nonostante lo sfregamento le maglie non si logorino e non si consumino.

In tempi recenti, e più precisamente nel 2001, Karl Kruszelnicki, un ricercatore dell'Università di Sidney, ha effettuato delle ricerche ottenendo i seguenti risultati: la lanugine è composta da fibre di vestiti indossati, peli e pelle morta. Prodotta dallo sfregamento dei peli sulla maglietta indossata e depositata nella cavità ombelicale, è più frequente negli uomini e diventa maggiore negli anziani perché i peli addominali sono numerosi, più ruvidi e ispidi. Il colore della lanugine è mediamente grigio e non crea nessun problema, chi ce l'ha, se la tiene.

Nel 2006 un altro ricercatore, questa volta dell’Università della Tecnologia di Vienna, Georg Steinhauser, ha iniziato il proprio studio del fenomeno; dopo tre anni è giunto alla formazione dell'ipotesi riportata sulla rivista scientifica Journal Medical Hypotheses intitolata “The nature of navel fluff”: sono i peli addominali a guidare le fibre dei vestiti direttamente nell’ombelico.

Steinhauser è giunto a questa formulazione dopo aver studiato e analizzato ben 503 batuffoli (pare suoi), stabilendo che sono formati da cellule di pelle morte, peli, tessuti di indumenti e grasso umano; è basilare la presenza di peli sul petto, perciò chi ne è privo, non produce lana.

Comunque siano le ipotesi, è chiaro si tratti di un fenomeno elettromagnetico in cui incidono determinati fattori:
• presenza di peli
• sfregamento dei peli con l'indumento con cui sono a contatto
• conformazione dell'ombelico che funge da vero e proprio aspirapolvere a cui giungono i peli e il pulviscolo del torso e della zona pubica
• il tessuto della maglietta che deve essere di cotone e non sintetico
• l'indumento sopra la maglietta che deve essere di lana, pile o simile, una camicia o una giacca funzionano ma solo in minima parte.

Sembrerà quasi impossibile, ma il binomio maglietta (chiamiamola pure della salute)/maglione è imprescindibile; la produzione è attiva soprattutto nella stagione invernale quando i peli sfregano sulla maglia, vengono compattati dal maglione e producono della “lana” che si deposita nell'ombelico. Se si indossa solo il maglione non succede, così come non avviene in estate indossando una maglietta sola.

Il colore è generalmente quello della maglia a contatto con il corpo anche se, nel caso di una maglia bianca si otterrà una lana tendente al grigio chiaro.

Foto: ©Informazioninelweb.com

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