venerdì, agosto 09, 2013

Diamond Hope, la storia del diamante porta-sfortuna

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Hope diamonds
© Steffofsd
Che sia verità o leggenda, la storia del diamante Hope, il diamante porta sfortuna, affascina per la coda di lutti e tragedie che lo accompagnano.

Coloro che ne sono entrati in possesso, più o meno legittimamente, sono legati da un destino che non ha tardato a colpirli, segnandone il futuro, spesso in maniera tragica; il suo peso è pari a 55,50 carati e il colore blu zaffiro, lo rende affascinante e desiderabile.

Prima di giungere nelle mani dei Reali Francesi e segnare la triste storia di Maria Antonietta, la preziosa gemma iniziò il suo viaggio nel ‘600 tra le mani di un commerciante, Jean-Baptiste Tavernier che, la leggenda narra avesse “rubato” dalla statua di Sita, moglie di Rama, custodita all’interno di un tempio indiano. Questo furto scatenò le ire degli dèi che maledissero il prezioso manufatto e chi ne fosse entrato in possesso. All’epoca i carati erano però ben 112, solo le lavorazioni e i tagli successivi lo ridussero drasticamente.

Tavrnier fu una delle prime vittime del diamante, cadde infatti in disgrazia e morì sbranato da alcuni lupi nel corso di un viaggio; Luigi XIV lo fece tagliare a forma di cuore riducendolo a 67 carati e lo indossò più volte, lo stesso fece Luigi XV che lo fece incorporare nel collare del Toson d’Oro. Entrambi morirono disperati e, Maria Antonietta, che lo ricevette in dono nel 1774, non trovò certo una morte serena; la stessa principessa di Lamballe che era abituata a indossare il gioiello, morì dopo essere stata violentata, mutilata e picchiata.

Dopo la rivoluzione francese fu rubato con gli altri gioielli della corona quindi, passò nella mani di un tagliatore di diamanti olandese, Wilhelm Fals, che morì di dolore dopo aver scoperto che il figlio Hendrick gli aveva sottratto la gemma; Hendrick stesso morì suicida dopo poco tempo, non prima di aver venduto il diamante che causò la morte di stenti del nuovo proprietario.

Successivamente fu acquistato da Re Giorgio IV d’Inghilterra e venduto alla sua morte per pagarne i debiti; nel 1930 fu acquistato da Henry Phillip Hope che gli diede il nome di “Hope Diamond” e, anche in questo caso, la pietra portò sfortuna a tutta la sua famiglia che morì di stenti. L’uomo, prima di morire, non avendo moglie e figli, la lasciò a un nipote e di nuovo, la sua influenza negativa tornò a farsi sentire.

Il turno successivo fu prima di Jean Colot che, dopo aver acquistato la pietra, divenne pazzo e si suicidò, poi fu il turno di Ivan Kanitowsky che lo donò a un’attrice del Folies Bergère prima di spararle e venire in seguito ucciso da alcuni rivoltosi.

Passò di nuovo di mano in mano uccidendo chi lo possedeva, un ricco greco morì in un incidente automobilistico, il sultano Abdul-Hamid II detto “il sanguinario” venne rovesciato dal trono nel 1909, non prima però di aver donato il diamante alla sua adorata Surbaya e averla uccisa, Evalyn Walsh McLean vide morire il fratello, figlio (travolto da una vettura), il marito (impazzito e alcolizzato) prima di morire un anno dopo la morte della figlia venticinquenne (overdose di sonniferi).

Dopo la sua morte, la collezione di gioielli venne acquistata dalla Harry Winston Inc. di New York e, in seguito, il diamante venne donato alla Smithsonian Institution dove oggi è esposto e può essere osservato dai più curiosi.

2 commenti:

Luke Scintu ha detto...

Cavolo non so se pensare alla coincidenza o davvero che certe cosa hanno un potere negativo ;(

Laura C. ha detto...

Le pietre dis olito, quando le si comprano vanno purificate perché assorbono negatività e traumi... forse questo ha avuto un passato particolarmente travagliato ;-)

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