giovedì, ottobre 10, 2013

Dal patto d'acciaio alla conquista della Polonia

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Politicamente, dopo la Cecoslovacchia, l’obiettivo di Hitler divenne la Polonia, tradizionale oggetto delle mire espansionistiche tedesche.

Non è chiaro se la conquista di questa terra dovesse essere solo un passo in più verso la conquista dello spazio vitale, fatto sta che egli sostenne la conquista affermando di dover soddisfare i bisogni del suo popolo. Per attaccare la Polonia, Hitler, godeva del favore di alcuni trattati con la Francia e la Gran Bretagna poi, a sorpresa, stipulò un patto con la Russia che Stalin, da parte sua, sembrò accettare per prendere tempo e prepararsi all’attacco hitleriano.

Dopo il “patto d’acciaio” stipulato con Mussolini, venne firmato un ulteriore rilevante trattato decennale di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica: questo patto permetteva l’invasione della Polonia senza temere un successivo attacco sovietico.

Rendendosi conto della situazione, Churchill confermò la volontà di intervenire mentre, la Francia, dilaniata da contrasti interni, non si sentì di seguirne l’esempio.

L’attacco alla Polonia dovette tuttavia essere rimandato a causa di Mussolini che si dichiarò impreparato a marciare e richiese rifornimenti di materiale bellico, mandando Hitler su tute le furie.

Per giustificare la successiva aggressione, Hitler simulò una provocazione polacca mettendo poi in evidenza i maltrattamenti disumani compiuti dalla popolazione polacca ai danni della minoranza tedesca.

L’1 settembre 1939 le forze armate germaniche varcarono i confini della Polonia e, quella stessa mattina, il Fuhrer firmò il “programma di eutanasia” (sospeso poi nel 1941), nel quale veniva concessa ai medici la facoltà di dare il colpo di grazia ai malati che si fossero trovati nella fase più critica poi, non contento, annunciò l’inizio della guerra lampo.

Gli italiani appresero la notizia della loro neutralità (definita da Mussolini non belligeranza) da un bollettino del consiglio dei Ministri; il Duce affermò di aver illustrato a Hitler l’impossibilità da parte del Bel Paese di impegnarsi in una guerra prima del 1942 e, per non passar da fedifrago, aveva chiesto al “collega” tedesco di giustificarlo facendo capire al mondo che al momento non era richiesto l’appoggio italiano.

Con enorme sorpresa, i primi due giorni che seguirono l’invasione, la Germania non ricevette dichiarazioni di guerra poi, l’Inghilterra, appoggiata dal governo francese, si decise a prendere l’iniziativa; fu così che in solo 5 giorni la Polonia fu messa in ginocchio mentre tra le truppe si andava diffondendo la leggenda di un Hitler soldato tra i soldati.

La realtà era che non si combattevano delle vere e proprie battaglie ma gli eserciti si studiavano mormorando in una sorta di guerra “seduta” mentre Hitler, dal canto suo, già prevedeva e pregustava le future operazioni contro Francia e Germania; nella sua mente si stava disegnando una guerra che avrebbe coinvolto ogni mare e ogni nazione, una battaglia in cui si sarebbe giunti a dar vita a una nuova frontiera franco-tedesca disseminando i campi di battaglia di ruderi e cimiteri.

In tutto ciò il Fuhrer non vedeva però i morti in guerra che la sua nazione stava già piangendo.

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