mercoledì, febbraio 05, 2014

L’avanzata di Hitler e la discesa in guerra dell’Italia

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Solo nella primavera del 1940 Hitler si rese conto che gli alleati non erano disponibili a fargliela passare liscia; Ciano, il genero di Mussolini, meditava infatti di porre fine alle relazioni Roma-Berlino, cercando di riallacciare i rapporti con Parigi e Londra.

Le sue speranze svanirono quando Hitler e Mussolini si incontrarono al Brennero, la zona in cui era più vivo l’attrito tra italiani e tedeschi.

Sentendosi adulato, il Duce fece sapere che la sua neutralità non sarebbe durata ancora per molto tempo e, non potendosi impegnare per lunghi periodi in uno sforzo bellico, il prima possibile, avrebbe inflitto il colpo di grazia al nemico.


Nel mentre, l’attacco alla Francia veniva continuamente rimandato e, questo, portò a spostare temporaneamente le mire sulla Norvegia la cui occupazione avvenne in tempi rapidi.

In quel periodo la guida del governo e del ministero della Guerra inglese venne assunto da Winston Churchill che iniziò a meditare sulla possibilità di condurre un’azione di resistenza; questo indusse il Fuhrer a non perdere tempo prezioso e aggredire velocemente l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, aggirando la loro neutralità.

Il 10 maggio balzò sugli obiettivi: in 5 giorni l’Olanda capitolò e il 25 di quello stesso mese, anche il Belgio si piegò. Il dittatore aveva frequenti crisi di nervi, passava dall’esultanza per le fulminee vittorie, a una cupa depressione che sfogava sui generali, accusandoli di avanzare troppo rapidamente, esponendo l’esercito a inutili pericoli.

Le truppe inglesi, che erano accorse in difesa della Francia, obiettivo successivo, avevano fatto appena in tempo a riprendere la via del ritorno prima che il fronte cedesse irrimediabilmente.

In Italia, Mussolini, decise di scrivere a Hitler dicendosi pronto a entrare in guerra l’11 giugno; il 10 di quello stesso mese il Duce parlò dal balcone di palazzo Venezia: egli aveva deciso di colpire la Francia, prima che fosse occupata interamente. Così, mentre il governo di Parigi si accingeva a firmare l’armistizio con la Germania, l’Italia scatenava l’offensiva sul fronte occidentale: un’offensiva che si sarebbe conclusa 3 giorni dopo, quando anche tra Francia e Italia si firmò una tregua.

Mussolini non si era però limitato a dichiarare guerra alla Francia, aveva implicato anche la Gran Bretagna che Hitler invece sperava di sganciare dalla Francia stessa; il suo obiettivo era ottenere dal governo francese una neutralizzazione della flotta impedendo così che si unisse a quella inglese.

L’armistizio, richiesto dalla Francia il 17 giugno, diede a Hitler la possibilità di prendersi la più grande rivincita storica della sua vita: egli richiese infatti che venisse firmato nello stesso luogo in cui nel 1919 i generali tedeschi dovettero firmare la capitolazione della Germania.

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