martedì, febbraio 18, 2014

Nuovo rapporto Greenpeace sulle sostanze pericolose nell'Alta Moda: un lusso che non possiamo permetterci

Infografica Greenpeace
Infografica a cura di Greenpeace Nel mondo della moda non sempre tutto è perfetto come potrebbe sembrare anzi, accade a volte che si chiuda un occhio mettendo a rischio la salute dei consumatori e questo, è quello che ha scoperto Greenpeace che, nel momento dell’apertura della Settimana della Moda di Milano, ha denunciato la presenza di sostanze chimiche pericolose in capi di abbigliamento di Alta moda per i più piccini.

Su 27 prodotti di case di Alta moda testati, ben 16 (8 Made in Italy) sono risultati positivi per la presenza di una o più sostanze tra: nonilfenoli etossilati (NPEs ), ftalati, composti perflorurati e polifluorurati, antimonio.

Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia ha affermato che “I marchi dell’Alta moda basano il loro successo sull’esclusività e la qualità dei loro prodotti. Le analisi che diffondiamo in questo rapporto mostrano come stiano deludendo i loro clienti con vere e proprie bugie. E non un problema che interessa solo chi può permettersi questi prodotti di lusso, perché l’inquinamento riguarda ognuno di noi. Sta ora a questi marchi fare chiarezza sull’etichetta “Made in Italy” che esibiscono, ripulire le loro filiere e capire che i loro clienti non si lasciano prendere in giro facilmente”.

Una scarpa Luis Vuitton fabbricata in Italia e venduta in Svizzera è quella che è risultata contenere la maggior quantità di nonilfenoli mentre, è in una giacca di Versace che è stata riscontrata la quantità maggiore di PFCs. Queste sostanze, rilasciate nei corsi d’acqua nel corso del processo produttivo o dai vestiti durante il lavaggio, possono accumularsi negli organismi viventi e divenire perturbatori endocrini.

Campione, da parte sua afferma: “Bisogna che i marchi dell’Alta moda tengano fede alla loro reputazione e diventino leader di una moda libera da sostanze pericolose. Assumendo l’impegno Detox per le loro filiere, marchi come Valentino e Burberry hanno già dimostrato che si possono produrre vestiti di lusso senza danneggiare l’ambiente. Cosa aspettano invece Versace, Louis Vuitton, Dior o Dolce&Gabbana?

L’infografica «The king is naked» («Il re è nudo»), realizzata da Greenpeace, raggiungibile all’indirizzo http://www.greenpeace.org/italy/it/The-king-is-naked/infograficadetox/?utm_source=Scout&utm_medium=Family&utm_campaign=home#home, fa riferimento a un re che non è un uomo ricco e sciocco, ma un bambino che non accetta di indossare splendidi capi di alta moda infestati da sostanze tossiche. L’idea di utilizzare come testimonial un bambino non è casuale; il bambino che parla è simbolo di sincerità e innocenza, è colui che può fare aprire gli occhi a genitori e amministratori delegati delle grandi aziende di moda.

Fino a questo momento hanno sottoscritto l’impegno Detox di Greenpeace per assicurare trasparenza nella filiera: Nike, Adidas Puma, H&M, M&S, C&A, Li-Ning, Zara, Mango, Esprit, Levi's, Uniqlo, Benetton, Victoria's Secret, G-Star Raw, Valentino, Coop, Canepa, Burberry e Primark.

Chi lo vorrà, potrà leggere il rapporto “Piccola storia di una bugia fuori moda” cliccando su questo link: http://www.greenpeace.org/italy/it/The-king-is-naked/?utm_source=Scout&utm_medium=Family&utm_campaign=home#home.

2 commenti:

Mara Mencarelli ha detto...

Ciao Laura certo che non si smentiscono mai: ogni tanto ne salta fuori una nuova ma quand'è che ci tuteleranno un po' di più???

Laura C. ha detto...

Vero. E la cosa peggiore è che in questo caso usano sostanze nocive negli abiti per i bambini... neanche loro vengono rispamiati!

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