giovedì, novembre 20, 2014

La fine di Hitler

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L’inizio della fine della Germania derivò dall’abbandono di Stalingrado cui furono fatti seguire 4 giorni di lutto; nonostante tutto, alla fine, anche Stalingrado però capitolò.

Le mire di Hitler si spostarono verso la Sicilia e gli angloamericani; Mussolini aveva perso la fiducia del suo popolo che aveva invece trovato un nuovo capo nel maresciallo Badoglio, il quale voleva allontanarsi dal Fuhrer e, segretamente, già aveva firmato un armistizio.

I tedeschi, un un’Italia ormai divenuta ostile, procedevano a stento anche se, Hitler, per non perdere il poco consenso che ancora gli era rimasto, continuava a sostenere l’inesistenza di un esercito forte.

La morte iniziava ad apparirgli come una liberazione che avrebbe messo fine alla crisi isteriche, dandogli pace e riposo eterno; si allontanava sempre più dalla realtà, per rimpolpare l’esercito era arrivato ad arruolare anche i ragazzi più giovani.

Dopo che l’Armata Rossa raggiunse Varsavia, si trovò di fronte al dilemma se allearsi con i sovietici o gli angloamericani; una preoccupazione che però non lo toccava realmente, perso nel suo mondo, non si dava pena per la sorte di Berlino, era ormai rinchiuso nel suo bunker, intento a trascorrere il tempo mangiando cioccolata.

Non sapeva nulla di quel che accadeva realmente sui campi di battaglia e per questo, più che una guerra vera e propria, conduceva delle battaglie inesistenti.

Nel bunker vivevano lui, Eva Broun, il cane Blondi, la famiglia Goebbels e pochi intimi.

Alle 2 di notte del 29 aprile, tra la sorpresa dei presenti al bunker, Hitler decise di sposare Eva e subito dopo dettò il testamento suo e della moglie, chiedendo per entrambi la cremazione e spiegando i motivi che lo avevano condotto al conflitto: gli Ebrei.

Venuto a conoscenza dell’atroce morte di Mussolini, studiò un modo per sottrarre se stesso e la moglie Eva al nemico; per Blondi scelse il veleno poi, tenne l’ultimo suo discorso e si ritirò nell’appartamento con Eva. Tutti sapevano che non avrebbe cercato di mettersi in salvo, era certo che il suo destino fosse ormai compiuto.

Negli utili anni aveva pensato spesso al suicidio e ora, essere vivo o morto, essere o no il mostro della distruzione, essere vincitore o vinto non aveva senso; l’essenziale era lasciare un segno indelebile al di là del bene e del male, ponendo fine alle sue ossessioni.

Fu così che arrivò ad inghiottire una dose di cianuro mentre la sua compagna dimostrò per l’ultima volta la sua devozione accettando di premere il grilletto della pistola che aveva appoggiato vicino alla tempia dell’uomo che amava più della sua vita stessa. Subito dopo si avvelenò.

I due corpi furono bruciati dagli aiutanti del Fuhrer ma, il lavoro venne compiuto così male che dovettero sotterrarli frettolosamente, mentre i proiettili russi sibilavano nella cancelleria.

Solo 4 giorni dopo i corpi vennero rinvenuti e identificati al momento dell’autopsia.

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