venerdì, luglio 03, 2015

Sexsomnia, quando il disturbo del sonno diventa "hot"

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Sonno sexomnia
Credete che sia possibile fare sesso dormendo? La risposta è positiva, può accadere per via di un disturbo del sonno definito sexsomnia o sleep sex.

Si tratta di una sorta di sonnambulismo del quale chi ne è affetto non ne viene a conoscenza fino al momento in cui il partner, o chi ha volontariamente o no preso parte all’atto sessuale, non rivela l’accaduto; se è vero che spesso il rapporto avviene con il proprio partner, è accaduto tuttavia che il sonnambulo abbia avuto rapporti con soggetti non consenzienti, configurando così un reato di stupro, come nel caso dell’attore Simon Morris.

Dire quante persone siano effettivamente colpite da questo disturbo non è semplice, il partner potrebbe non rendersi conto del fatto di avere un rapporto sessuale con una persona che partecipa attivamente ma stia in realtà dormendo e, di conseguenza, a meno che non decida di parlare di ciò che è avvenuto, non si scoprirà la presenza del disturbo; in secondo luogo, chi ne è colpito potrebbe anche non cercare una cura, sia perché parlarne implica vergogna, sia perché magari ne “beneficia” solo il compagno. Nel corso del tempo, gli studiosi hanno evidenziato mogli felici di essersi improvvisamente ritrovate con mariti quasi “irriconoscibili” nel fare l’amore, improvvisamente dolci e premurosi, però si sono anche trovate di fronte a compagni talmente focosi da risultare aggressivi o che, inconsapevolmente, cercavano di sedurre altri famigliari.

I primi a studiare e parlare di questa malattia furono Colin Shapiro e Nik Trajanovic dell’Università di Toronto nel 1996 anche se, il termine sexsomnia, fu coniato da Shapiro nel 2003.

Ciò che emerse dagli studi fu che il soggetto che ne è colpito partecipa attivamente e può anche essere quello che prende l’iniziativa ma, il giorno successivo o al risveglio, non ricorda nulla dell’accaduto; questo può accompagnarsi a successive difficoltà di relazione e imbarazzo.

A esserne colpiti sono più facilmente soggetti che già soffrono di sonnambulismo o parlano nel sonno e, tra le cause che possono favorire la comparsa del disturbo si trovano il consumo di alcoolici, lo stress, l’assunzione di droghe e alcuni farmaci; nel momento della “pratica”, gli studi hanno evidenziato che il soggetto si dimostra confuso. In qualche modo, secondo Mangan, studioso della sexsomnia, il sonno può essere, in questo caso, paragonato a uno stato dissociativo, il soggetto è una persona diversa da quella che è nella realtà cosciente.

La cura più utilizzata è il Clonazepam o Rivotril tuttavia, le conoscenze sono ancora poche e in un prossimo futuro è possibile che si riescano a trovare nuove modalità per affrontare il disturbo.

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