martedì, settembre 22, 2015

Bufale alimentari, come riconoscerle per evitarle

In un’epoca in cui il sensazionalismo sembra farla da padrone è facile lasciarsi catturare e influenzare da notizie che in qualche modo riescono a darci stabilità, ci aiutano a ritrovare un certo equilibrio, ci danno delle certezze che ci aiutino ad affrontare la vita con più serenità.

Più la notizia è spinta al limite, più arriva a lambire le nostre paure più recondite e più è facile cascarci con tutte le scarpe; la risposta a tutte le domande la si cerca online, l’esperto, il medico, chi ne sa veramente, è l’ultimo che viene interpellato. Questo è vero per quasi tutto, spesso, prima di andare dal medico si cercano i sintomi online e, se si trova qualcuno che prova le stesse identiche cose, spesso dallo specialista poi non si passa neppure.

Lo stesso accade nel settore alimentare, si preferisce credere che mangiare tonnellate di ananas faccia dimagrire solo perché lo si è letto in rete, piuttosto che chiedere a un nutrizionista o un dietologo che potrebbe dirci la verità, ovvero, che questo frutto contiene bromelina, che aiuta la digestione, ma non il dimagrimento; io per prima ho passato lunghi periodi mangiando fette di ananas e bevendo succhi con la speranza di riuscire a smaltire qualche chilo extra rimasto dalla gravidanza… salvo poi esserci riuscita solo cambiando lo stile di vita e facendo sport.

E come se non bastasse, la pubblicità ci convince che da soli non sappiamo farcela a mantenere in forma l’organismo perciò, dobbiamo assolutamente integrare con pillole, yogurt, alimenti miracolosi e così via.

Le bufale che girano sono tante, più di quanto ci si immagini e, i motivi per cui si decide di credergli sono molti; c’è chi gira al largo delle merendine per il terrore di non nutrire i figli nel modo giusto, chi beve talmente tanto da dover correre in bagno ogni 10 minuti, chi per evitare l’arrivo di un odioso raffreddore decide di imbottirsi di vitamina C.

Tramandate di generazione in generazione, spacciate come vere dalla rete o dal proprio giro di amicizie, le notizie spesso tendono ad assumere un alone di sacralità e si trasformano in vere e proprie “leggi” anche se, in fondo in fondo, indagando con gli esperti, si scopre che sono vere e proprie bufale.

Per esempio, lo sapevate che la vitamina C non aiuta affatto a prevenire i raffreddori? Non esiste alcuna evidenza scientifica che possa portare ad affermare che sia la forma di difesa più adatta per la prevenzione di questo fastidioso problema. Ciò che invece conta è uno stile di vita sano ed equilibrato, con pasti salutari ed esercizio fisico.

Sfatiamo un altro mito, parliamo del terrore di quasi tutte le mamme: le merendine confezionate. Ebbene, non sono affatto da demonizzare perché spesso, sono meno caloriche di una torta o ciambella fatta in casa e, in secondo luogo, la regolamentazione sugli additivi è molto severa perciò, nessun rischio che ne siano infarcite ma viene fatto l’uso sufficiente per avere un prodotto buono e fragrante; l’etichetta ci aiuta poi a fare la scelta più opportuna, valutare le calorie e gli ingredienti.

L’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), ha avviato l’Operazione falsi miti proprio per affrontare il tema bufale alimentari, fare chiarezza, e dare giuste informazioni.

Come sfuggire perciò alle bufale?

La prima cosa da fare è verificare le fonti; “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio” perciò, quando si legge una notizia che viene spacciata per verità assoluta è bene farsi delle domande, cercare più informazioni, controllare le fonti. Spesso, soprattutto nella rete, basta la condivisione di una notizia dal titolo magari sensazionalistico perché inizi a diffondersi a macchia d’olio e, da quel momento, trovare la fonte originaria diventa davvero difficile.

Meglio perciò affidarsi a un esperto nel campo alimentare, una persona preparata che sappia districarsi tra ingredienti e proprietà, che sappia spiegarci perché una notizia è vera oppure no; la scienza alimentare è estremamente complessa, si aggiorna di continuo perciò, ciò che oggi è considerato vero, domani potrebbe non esserlo più e, a questo si deve aggiungere che proprio per questa sua complessità, capita che gli scienziati stessi non condividano i medesimi punti di vista.

Meglio evitare quindi di farsi trascinare dall’estremismo, dai titoli “strillati”, uscire dall’effetto imbuto della rete cercando le proprie fonti altrove, indagando al di fuori del proprio circolo di amicizie, informandosi accuratamente e confrontandosi con gli altri.

Solo così si riusciranno a scovare, smascherare, ed evitare le bufale alimentari.


Questo post nasce da una vera conversazione e collaborazione con Ore17 su own your conversation

0 commenti:

Lettori fissi

Powered by Blogger.