lunedì, settembre 19, 2016

L'importanza di chiamarsi Cristian Grei, recensione del libro

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Ci sono molti motivi per cui si inizia a leggere un libro, a volte ne leggiamo le recensioni positive, altre ci viene regalato, in qualche caso finisce tra le nostre mani per puro caso; questa volta ho scoperto "L'importanza di chiamarsi Cristian Grei", di Chiara Parenti in modo del tutto casuale, tramite Instagram. Nonostante qualche perplessità iniziale, devo dire che ho dovuto ricredermi.

Protagonista è Cristian Grei, nome simile a quello del famoso protagonista del libro di E.L. James, bestseller erotico che ha spopolato negli ultimi anni; peccato che il nostro eroe, il Cristian nostrano, lavori nell’agenzia funebre di famiglia, sia ipocondriaco, abbia difficoltà nel rapportarsi con le altre donne, soprattutto con la splendida Bo che non desidera altro che scoprire le ipotetiche doti nascoste del bel Cristian.

Ma no, Cristian non è come Christian; se uno ha una stanza per giochi erotici, l’altro ha una stanza in cui giocare con la Playstation e, il fatto che E.L. James abbia costruito un personaggio con il suo nome e una stanza dei giochi, gli ha rovinato la vita. Ora le donne si aspettano da lui frustini, acrobazie, lunghe sessioni di sesso ed esperienze da ricordare per una vita.

L’unica sua costante è l’amica di sempre, Antonella, quella che lui definisce Little Tony o “zainetto”, quella che ha curato il suo mal di cuore, quella che gioca con lui, che lo accetta per quel che è, l’unica che lo ama per quello che è veramente.

Ammetto spudoratamente che, nonostante mi ispirasse perché già mi faceva pregustare risate e relax, in qualche modo mi dava da pensare il fatto di aver voluto sfruttare un filone come quello delle 50 sfumature di grigio per aver vita facile nel settore letterario, tuttavia… tuttavia non posso che fare i miei complimenti all’autrice che è riuscita ad abbattere i miei dubbi, e ha “sfornato” un prodotto fresco, divertente e azzeccato.

E’ vero che il finale già lo si può immaginare fin dall’inizio, ma la trama è così ben tessuta che quel che conta, a un certo punto, non è più il come finirà, ma come si arriverà a quel punto.

Tutta la trama si regge sull’equivoco legato a un semplice nome e al fatto che purtroppo, basta essere omonimi del protagonista di un libro e dei sogni erotici di molte donne, per ingenerare errori di valutazione, dar vita a ridicoli momenti di imbarazzo, soprattutto in chi, dopo l’uscita del libro, ha iniziato ad avere difficoltà sotto le lenzuola.

I protagonisti dei due romanzi sono simili e opposti anche se ho trovato decisamente più simpatico il Cristian di Campi di Bisanzio, un gigione ipocondriaco, petulante, sensibile ed estremamente romantico, un ragazzo che si potrebbe incontrare ogni giorno e non un assatanato si sesso borioso e pieno di sé. E’ così dolce, appassionato e premuroso che non potrà che fare innamorare ogni donna.

Lo stile dell’autrice è fluido e divertente, ha creato una trama accattivante e romantica che cattura il lettore e lo trasporta in una nuova dimensione; è riuscita a costruire una simpatica e originale commedia degli equivoci senza scadere nella semplice parodia, nello scimmiottamento di un romanzo di successo.

Per ridere di gusto e vivere contemporaneamente una bella storia d’amore leggendo un bel romanzo tutto d’un fiato, vi consiglio “L’importanza di chiamarsi Cristian Grei” di Chiara Parenti, vi conquisterà!

1 commenti:

Cristina Bernardi ha detto...

Cara laura....che bella recensione...mi hai fatto proprio venire voglia di comprarlo, questo libro, un abbraccio!!

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