Litigi tra fratelli, come comportarsi?

Le liti tra fratelli capitano spesso, poco importa che tra loro vi sia molta o poca differenza di età, che siano dello stesso o di differente sesso, il confronto è il terreno delle prime esperienze sociali e le lotte possono assumere un aspetto ambivalente.

In alcuni casi sono fanno parte di un gioco di ruolo, un modo semplice per misurare il proprio coraggio e la posizione di dominanza nel rapporto, senza però voler provocare dolore nell’altro, sono un laboratorio sociale  in cui avviene una comunicazione non verbale e in cui i bambini imparano a gestire e risolvere i conflitti.

La gelosia è, in molti casi, la causa scatenante di un conflitto in famiglia; la può provare il maggiore tra fratelli che vede improvvisamente le attenzioni dei genitori concentrarsi sull’ultimo arrivato, ma può anche essere da parte del fratello minore che vorrebbe gli stessi “privilegi” acquisiti del maggiore e, data la minore età, non può permettersi.

Qui più che mai, un atteggiamento non equilibrato dei genitori può esasperare la situazione portandola agli eccessi e, anziché divenire risolutiva, provocare vere e proprie ritorsioni tra fratelli, soprattutto stimolare l’ira del figlio che si sente bistrattato, rispetto all’altro che è invece “il preferito”; questo non significa che mamma e papà non debbano intervenire e fingere che non stia accadendo nulla ma, è necessario che intervengano permettendo ai bambini di esprimere verbalmente le loro emozioni, i sentimenti e i motivi che hanno condotto a quella situazione. Bisogna evitare però, nel parlare con loro o, nell’aiutare a confrontarsi, di comportarsi da arbitro o giudice che cerca il colpevole.

L’espressione e il riconoscimento del problema, evitando paragoni, sia positivi che negativi, è utile per evitare che la competitività si accentui e porti nuovi episodi di litigio; ogni figlio deve essere considerato come “unico”, non si deve pretendere dall’uno ciò che si pretende dall’altro, si deve evitare di dar modo, attraverso paragoni (negativi o positivi), di sentirsi il più o il meno amato.

Da evitare sono frasi del tipo: “Guarda come ti comporti, neppure tuo fratello minore combina certi pasticci!” oppure “Tu sei molto brava a scuola, non come tua sorella che non si impegna!”.

Meglio sostituirle con: “Cerca di fare più attenzione, così la prossima volta non rifarai lo stesso errore” oppure “Sono contenta di come ti comporti a scuola, sei molto brava”.

In questo modo si cercherà di correggere un comportamento o si loderà, senza fomentare sentimenti di rivalità.

L’intervento dei genitori è necessario nel caso in cui i bambini arrivino a picchiarsi con l’intento di fare l’uno del male all’altro.

Deve quindi limitarsi a pochi casi, i bambini devono imparare a gestirsi, a risolvere i conflitti, a parlarsi e confrontarsi, se proprio non riescono a venirne a capo, ecco che il ruolo di mediatore può essere assunto da un adulto che può spronarli ad aprirsi, rivelare gli stati d’animo,  aiutarli a trovare un accordo. Questo senza mai parteggiare per uno dei due, dare la colpa a “prescindere”, voler trovare il colpevole, mettere in evidenza le qualità o le mancanze.

Separarli “fisicamente” è necessario solo se il conflitto diventa una rissa pericolosa e se le liti avvengono per oggetti di uso comune, nel momento del litigio, privare entrambi del suo utilizzo si rivelerà l’arma che farà cessare urla e strilli.

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2 COMMENTS

  1. durante il lockdown pensavo di impazzire da quanto litigavano i miei figli, ma anche ora che si è ripreso a vivere quasi normalmente si azzuffano spesso..farò tesoro dei tuoi consigli!

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