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La leggenda del Lago di Braies

by Laura C.
Lago di Braies

La leggenda del Lago di Braies non è una di quelle che narra gesta eroiche o storie d’amore, ma ha un fascino legato alla magia del luogo, e ai colori che lo contraddistinguono.

Il Lago di Braies

Incantevole, caratterizzato da acque da sogno, il Lago di Braies si trova nell’omonima località, nella Val di Braies.

E’ conosciuto per lo splendore delle sue acque, dei colori incredibili che lo fanno apparire come un paesaggio fiabesco. E’ luogo di ispirazione, romantico, che lascia a bocca aperta, sembra quasi uscito da un sogno o da un set cinematografico.

Anche se non lo si è visto dal vivo, è possibile sognare ammirando gli strepitosi colori catturati dalle immagini di video e fotografie sparsi un po’ ovunque nel web o libri dedicati a questa bellissima zona.

La serie “A un passo dal cielo” ha ampliato la sua popolarità, al punto da far nascere negli amministratori locali, il dubbio su cosa fare per ridurre un turismo insostenibile.

A meno di 100 km da Bolzano, ai piedi della Croda del Becco, si trova nel parco naturale Fanes, Sennes e Braies, nella provincia autonoma di Bolzano.

Non è particolarmente ampio e neppure profondo, ha una lunghezza di 1,2 Km ed è largo circa 400 metri. Profondo 36 metri circa nel punto maggiore, ha una temperatura tale che non lo rende adatto alla balneazione.

A 1496 metri di altitudine, cattura lo sguardo di chi giunge al suo cospetto.

La bellezza dei suoi colori, lo spettacolo delle sue acque, lo splendore della natura che gli fa da cornice, lo rendono la mèta perfetta per rigenerarsi e per nutrire gli occhi di bellezza.

Non è perciò un caso che, ammirando le sue acque, l’insieme che si viene a creare unendo il fascino dei monti e delle acque, si pensi alla leggenda che aleggia su di lui.

Accade spesso che luoghi dotati di fascino siano ammantati di leggende che ne aumentino lo charme.

E non è neppure un caso che, in estate, frotte (è proprio il caso di definire frotte) di turisti, sgomitino per un posto in prima fila dinnanzi al lago. Per i più, è d’obbligo fare una foto per un ricordo, per pubblicarlo sui social, per un selfie romantico.

Il lago è decisamente Instagrammabile.

Sono pochi che si fermano solo per ammirarlo, riempirsi gli occhi della sua bellezza e cercare di catturarla nella mente per serbarne un ricordo per il futuro.

Ma, come accade per luoghi suggestivi, che attirano la curiosità di molti turisti, la presenza di una leggenda non fa che aumentarne il fascino e l’attrattiva, donando un valore aggiunto.

La leggenda del Lago di Braies, della “Perla delle Dolomiti”, si perde nella notte dei tempi, quando la civiltà moderna, le macchine e l’intelligenza artificiale ancora non erano nella mente dell’uomo.

La leggenda del Lago di Braies

Questa leggenda affonda le sue radici in un tempo lontano, è una leggenda che parla di territori, ricchezze e possedimenti.

Nella notte dei tempi, sulle montagne di Braies viveva una popolazione di selvaggi.

Era una popolazione non certo affascinante, non erano uomini che ammaliavano, che stregavano per la loro bellezza anzi, erano proprio non belli da vedere. Il loro aspetto non era bello ma erano comunque buoni e per nulla cattivi.

Le terre in cui vivevano erano molto generose verso di loro e gli consentivano di trovare ricchezze con una certa facilità. Nel tempo avevano avuto modo di accumulare infatti pietre preziose e oro.

Questi, che oggi avrebbero assunto uno spiccato valore commerciale ed economico, non venivano considerati da queste popolazioni allo stesso modo.

Vi era infatti molto di più e, come le tribù più antiche o gli sciamani ben sanno, le loro proprietà erano infinitamente più profonde.

Non davano a questi beni un valore spirituale che innalzasse la loro conoscenza, ma li apprezzavano perché indurendo il loro cuore, permettevano di essere molto più forti.

Naturalmente li sfruttavano anche a loro vantaggio.

Le abilità che avevano sviluppato nel tempo, consentivano inoltre di lavorarli creando oggetti e gioielli che potevano poi utilizzare per farne poi omaggi.

Questa loro generosità, anche se all’apparenza potrebbe sembrare causa della loro “rovina”, fu invece quello che portò alla nascita dello splendido specchio d’acqua.

L’arrivo del “nemico”

Come spesso accade sulle montagne, vi era un gruppo di pastori che si spostavano con le loro mandrie alla ricerca di pascoli.

Accadde che arrivarono proprio nella valle che si estende attorno al Lago di Braies. Appena la popolazione dei selvaggi si rese conto dei nuovi arrivati, decise di accoglierli donando loro i monili da loro creati e dell’oro.

 Ma si sa, l’ingordigia e l’avidità umana, possono portare a situazioni ed eventi inaspettati.

I pastori, ingolositi dall’oro e dalle pietre preziose, bramarne sempre di più, volevano sempre più ricchezze ed erano decisi ad impossessarsene.

Iniziarono a meditare su come entrane in possesso. Cercarono lungamente per la valle ma le loro ricerche risultarono infruttuose, capirono che le cose non stavano come avevano immaginato.

Il loro desiderio però era più forte di qualsiasi altra cosa.

Si resero conto che, per entrarne in possesso, ci fosse solo una cosa da fare: rubare.

La leggenda del Lago di Braies

Fu così che i pastori iniziarono a dar vita a scorribande tese a rubare oggetti preziosi e ori ai poveri selvaggi.

Impreparati a questa eventualità, i selvaggi iniziarono a subire ruberie e razzie che portarono il patrimonio a diventare sempre più esiguo.

Difendersi, in una situazione del genere divenne un imperativo. Cercando così un modo per mettere in salvo quanto più possibile, arrivarono a escogitare una soluzione drastica.

Fecero infatti sgorgare dal terreno delle sorgenti che, unendosi tra loro, formarono un lago che divise le montagne delle popolazioni indigene e la valle dei pastori.

Questo, avrebbe di fatto evitato che potessero di nuovo arrivare a ciò che era di loro proprietà. Per evitare però che la cosa potesse ripetersi, decisero anche di nascondere l’oro e le pietre preziose nelle sorgenti.

La bellezza del colore delle sue acque, secondo la leggenda, è dovuta proprio al fatto che all’interno delle sorgenti vennero nascosti l’oro e le pietre preziose.

Per poterlo ammirare dovrete giungere fino a 1496 metri di altitudine sul livello del mare, alle pendici della Croda del Becco.

In estate però, numerosi sono i turisti che sgomitano per trovare l’affaccio migliore, il punto perfetto per immortalarsi e immortalarlo.

La “Perla delle Dolomiti” saprà stupirvi e, non solo il suo fascino conquisterà i vostri occhi, ma resterà per sempre nei vostri cuori.

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