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L’Oréal Professionnel Intense Repair Shampoo, provato e approvato!

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Chi soffre a causa di capelli secchi o sfibrati, necessita di un prodotto che nutra, mantenga l’idratazione del fusto, lo protegga ma non lo appesantisca; tra ciò che si può reperire in commercio, una valida alternativa è costituita da L’Oréal Professionnel Intense Repair Shampoo, perfetta in estate per proteggere da sole e salsedine ma ideale tutto l’anno per prevenire danni derivanti da stress cui la chioma può essere sottoposta per via di colorazioni, smog, trattamenti vari che aggrediscono il capello stressandolo.
La linea “L’Oréal Personnel Intense” utilizza la tecnologia Cuti Liss System per ammorbidire, districare, illuminare, lucidare e rendere i capelli fluidi e setosi nutrendoli dove ve ne sia necessità; ceramide, vitamina B6, amminoacidi e proteine lavorano in sinergia per ricostruire il capello e restituirgli un aspetto sano e una nuova vitalità.
Lo shampoo, disponibile nel doppio formato, da 250 e 500 ml, con un prezzo variabile tra gli 8 e i 15/20 euro, lo si trova presso negozi specializzati, parrucchieri, online e, molto difficilmente nei supermercati; il prezzo elevato e la difficile reperibilità lo rende, conseguentemente, non tra i più diffusi, nonostante la sua efficacia.
Da un certo punto di vista la durata è superiore ad altri prodotti, meno costosi e reperibili nella grande distribuzione perché ne serve, per chi ha i capelli corti, una sola dose (erogata comodamente dal dispenser) mentre, per i capelli medio-lunghi, 2 sole dosi; salvo casi in cui i capelli siano estremamente folti, dal fusto spesso o in caso di capelli veramente lunghi, lo shampoo durerà sicuramente per tanto tempo.
Il profumo fruttato (anguria e melone a detta del produttore), la consistenza leggera e non schiumosa, la morbidezza del capello dopo il lavaggio lo rendono un prodotto da consigliare a chi abbia bisogno di un trattamento ricostituente per il capello; già dopo il primo lavaggio si vedranno i primi risultati, niente di eccezionale ma uno stimolo a continuare, giorno dopo giorno, per vedere i propri capelli rinascere a nuova vita.
Non posso che consigliare perciò questo prodotto che pulisce e mantiene il capello pulito per molti giorni, si sciacqua facilmente e restituisce luce, vita e salute ai capelli stressati; per chi desiderasse un trattamento completo, una vera cura che coccoli i capelli suggerisco di abbinarvi la maschera che richiede una posa di soli 2-3 minuti, accettabile, se non perfetto, in un periodo in cui si è sempre di corsa.

Il Santo del giorno: Beata Anna Maria Taigi

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Oggi 9 giugno si festeggia Beata Anna Maria Taigi.
Anna Maria Giannetti nasce a Siena il 29 maggio 1769 da una famiglia che, trovandosi con gravi problemi finanziari, finisce presto in povertà e la porta a trasferirsi a Roma.
La sua formazione scolastica avviene presso le Suore Maestre Pie Filippine anche se, per aiutare i genitori, accede giovanissima al mondo del lavoro, non disdegnando neppure i mestieri più umili.
Lavorando come cameriera conosce Domenico Taigi, un servitore dei Chigi, che sposa all’età di 20 anni; dal matrimonio nascono 7 figli che lei, madre esemplare, alleva bene nonostante la povertà. Vivevano infatti in un quartiere popolare, in due stanze particolarmente umide.
Come moglie fu impeccabile, sebbene il marito fosse rozzo e violento e, appena ne aveva l’occasione, si occupava dei poveri prestando loro soccorso.
Poco meno che quarantenne fu aggregata all’ordine Secolare Trinitario, seguendo una vita di digiuno, penitenza e, pare, guarendo i malati; negli ultimi 47 anni di vita ebbe un dono miracoloso, la visione di un sole luminoso circondato da una corona di spine, entro cui vedeva la sofferenza del mondo.
Morì a Roma il 9 giugno 1837; il suo corpo è tuttora conservato presso la Basilica di San Crisogono della stessa città.
In data 9 giugno, tra gli altri, si festeggiano anche Santa Tecla, Santa Madrun e Sant’Efrem.

Allume di potassio o di rocca, proprietà e utilizzo

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L’allume di potassio o allume di rocca è ora facile da reperire, erboristerie, supermercati, farmacie omeopatiche lo hanno spesso a disposizione; fino ad alcuni anni fa non era semplice trovarlo, spesso si riusciva a scovare qualche pietra dal taglio irregolare e impurità sparse al suo interno.
Ipoallergenico, funziona come un antibatterico naturale che svolge la sua funzione senza controindicazioni, un dono della natura per tutti, un regalo dalle molteplici proprietà di cui ci si può avvantaggiare senza temere gli effetti collaterali che spesso, farmaci e prodotti dalla composizione più complessa e la confezione scintillante, possono provocare.
L’uso è molto semplice, il più immediato e pratico è quello di bagnarlo sotto l’acqua e passarlo delicatamente sulla zona da trattare, sia che si tratti dell’ascella (o altre parti del corpo) per deodorarla, sia che si tratti di un taglio o escoriazione da curare.
Non è antitraspirante quindi non blocca la traspirazione perciò chi suda molto continuerà a farlo, la sua funzione è semplicemente quella di combattere i cattivi odori; le ascelle ringraziano, le magliette che magari mostreranno (in estate) quell’alone odioso, direi di no.
Riducendo in polvere una parte del sasso utilizzando un martello o acquistando quella già pronta, è possibile confezionare un deodorante fai-da-te; è sufficiente prelevare un cucchiaino di polvere, mischiarlo con acqua (distillata o, se non riuscite a trovarla, fatene bollire un po’ e lasciatela raffreddare), aggiungete un poco di alcool buongusto, a piacere poche gocce di olio essenziale, travasate in un flaconcino tipo Febreeze e utilizzate, avendo cura di agitare prima di applicarlo.
Chi soffre per via della sudorazione sotto i piedi, può passarlo anche lì.
Non è solo un ottimo antiodorante ma funziona perfettamente come cicatrizzante, cura tagli, escoriazioni ed abrasioni, lenisce i problemi post-epilatori e si rivela un ottimo lenitivo dopobarba, soprattutto se la si fa con il rasoio manuale e si incorre nel rischio di irritazioni o piccoli tagli.
Proprio per questo può essere utilizzato indifferentemente da uomini e donne, sia quelle che usano la ceretta o l’epilatore ma anche quelle che fanno uso della lametta; quando si usa la crema post-epilatoria può capitare che si favorisca la crescita di peli incarniti mentre, con questa pietra il problema non si pone ed evita perciò uno dei problemi più fastidiosi e antiestetici cui, noi povere tapine costrette all’accanimento contro la pelliccia, siamo costrette.

Utile contro l’herpes labiale, se ci si accorge del suo arrivo, ne impedisce lo scatenarsi, evitando la comparsa dell’odiosa crosticina mentre, nel caso in cui l’intervento dovesse essere tardivo, ne accelererà la guarigione e scomparsa. Non funziona velocemente come un farmaco, questo è chiaro, ma ha dalla sua il fatto che è completamente naturale e dura per moltissimo tempo, addirittura anni senza mai scadere una volta “iniziato”.Se siete interessati, sul sito Amazon potrete trovarne una buona varietà e scegliere il formato (e il prezz) più adatto a voi.

Il Santo del giorno: San Medardo

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Oggi 8 giugno si festeggia San Medardo.
Medardo di Saint Quentin (Francia) nasce a Salency (Francia) nella seconda metà del V secolo da una nobile famiglia Franca.
Non ci sono notizie precise riguardo alla sua vita, si sa solamente che divenne prete, che era solito aiutare i più bisognosi, e pare fosse in grado di fare miracoli; si racconta che una volta riuscì a fermare e sedare uno sciame d’api inferocito contro un ladro, reo d’aver estirpato il loro alveare.
Veniva descritto come il benefattore dei ladri, in quanto spesso, attraverso i suoi prodigi, li aiutava durante la fuga, anche se il danno era stato causato a lui.
Nominato vescovo di Saint-Quentin offrì rifugio alla regina Radegonda in fuga dal marito, convertendola e rendendola diaconessa; alla distruzione della cittadina, spostò la sua sede a Noyon (Francia) dove, l’8 giugno 545, morì.
Il suo corpo fu tumulato per volere del re (per niente offeso del precedente affronto nel caso della fuga della regina), presso la città di Soissons (Francia), dove verrà costruita un’Abbazia a lui dedicata.
In data 8 giugno, tra gli altri, si festeggiano anche San Clodolfo di Metz, San Gildardo di Rouen e San Massimino di Aix.

Olio essenziale di incenso, proprietà e utilizzo

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L’incenso, il cui nome scientifico è boswellia carterii, appartiene alla famiglia delle Burseraceae; originario dell’Africa era considerato un albero pregiato e sacro, al punto da venire utilizzato non solo a scopo curativo, per preparare maschere di bellezza, cosmetici (le donne egizie lo utilizzavano per truccare gli occhi), ma anche all’interno dei rituali religiosi.
La pianta, che raggiunge un’altezza variabile tra i 2 e gli 8 metri è molto ramificata, riesce a crescere anche in zone critiche e produce piccoli fiori caratterizzati da 5 foglie e 10 stami; le foglie invece, al tatto, appaiono ricoperte da una leggera peluria. Il tronco, una volta inciso, produce una resina che solidificandosi dà vita a “lacrime” dal colore variabile.
Ecco le caratteristiche dell’olio essenziale:

estrazione: distillazione a vapore

pianeta dominante: Sole
colore: giallo tendente al verde
volatilità: base
profumo: dolce, balsamico, avvolgente, caldo, ricco, resinoso
proprietà emozionali: rilassante
proprietà estetiche e curative: anticatarrale, antinfiammatorio, antisettico, astringente, carminativo, cicatrizzante, digestivo, diuretico, emmenagogo, espettorante, idratante, rilassante, sedativo, tonico, uterino.
utilizzo: aiuta a rilassarsi, combatte l’ansia, l’asma, i reumatismi, i dolori articolari, la bronchite, la cistite, la dismenorrea, le emorroidi, è utile in caso di epistassi, incubi, laringite, macchie della pelle, metrorragia, leucorrea, problemi di pelle, smagliature, tosse, ulcere, rallenta il ritmo del respiro rendendolo profondo e stimola la ricostruzione epiteliale.
costituenti: dipentene, cimene, farnesolo, borneolo, pinene, limonene, tuiene, mircene, ottanolo, incensolo, copaene.
Precauzioni e controindicazioni: non ha controindicazioni tuttavia, in gravidanza e su soggetti in età pediatrica, è sempre bene chiedere il parere del medico curante.
Vediamo alcuni esempi di utilizzo.
AMBIENTE, ALLONTANARE STRESS, ANSIA, PAURA
☼ L’olio essenziale di incenso può essere utilizzato nell’ambiente, non solo quando si voglia meditare o purificare l’aria, ma in tutti i casi in cui si intenda raggiungere uno stato di calma e relax, semplicemente mettendone alcune gocce in un bruciaessenze con un po’ d’acqua, oppure in inverno, con l’accensione dei caloriferi, ponendone alcune gocce nei deumidificatori; l’alternativa? 2-3 goccine sulle lampadine… il calore, dopo l’accensione permetterà il diffondersi dell’aroma.
RELAX SEMPRE A PORTATA DI MANO E ATTACCHI D’ASMA
☼ Per rilassarsi fuori casa, è possibile metterne una goccia su un fazzoletto da tenere a portata di mano e annusare al momento del bisogno. Nel caso dei soggetti asmatici è bene usarlo solo se la profumazione è gradita, in caso contrario potrebbe avere effetti sgradevoli.
MASCHERA DI BELLEZZA ANTIRUGHE
☼ Un’ottima maschera di bellezza antirughe consiste nel miscelare argilla verde o caolino, olio d’oliva, acqua e alcune gocce di olio essenziale di incenso, applicare, lasciare agire 15/20 minuti inumidendo nel caso in cui dovesse “tirare” troppo e sciacquare infine con acqua tiepida.
SMAGLIATURE
☼ Miscelare a 100 ml di olio di rosa mosqueta, un numero di gocce compreso tra 1 e 10 e applicare frizionando.
TOSSE, BRONCHITE
☼ Miscelare 100 ml di olio di mandorle dolci con 10 gocce di olio essenziale e, massaggiando, applicare sul torace.
RAFFREDDORE
☼ In caso di raffreddore e naso chiuso può rivelarsi efficace praticare del suffumigi mettendo 3/5 gocce di olio essenziale di incenso in un bacinella d’acqua poi, coprendo la testa con una salvietta, respirare profondamente in modo da “inspirare” i vapori balsamici.
Infine rammentate che, per essere conservati correttamente gli olii devono essere chiusi molto bene (meglio in bottigliette scure) e riparati da luce e calore.
Per concludere: informatevi prima dell’acquisto, se l’olio essenziale che state per portare a casa è per uso alimentare o per uso “ambientale” perché, quest’ultimo tipo serve solo per profumare e non può essere ingerito e inalato. Evitate comunque il fai da te perché naturale non significa che non faccia “mai” male anche e, soprattutto, perché gli oli prevedono dosaggi differenti per sintomi e situazioni diverse. Non utilizzatelo in gravidanza o sui bambini senza aver chiesto consiglio al medico curante.
≈ Questa scheda ha scopo puramente informativo e non può in nessun modo sostituirsi al parere di un medico ≈

Interpretazione dei sogni: addormentarsi e dormire

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Cosa significa sognare di ADDORMENTARSI e DORMIRE?
Vediamolo insieme con l’interpretazione dei sogni.
Sognare di addormentarsi o dormire, è indicativo della necessità di chiudere gli occhi, non vedere, non pensare a un problema o una realtà che ci è scomoda; il peso di ciò che assilla è così gravoso che trovare un escamotage per non doverlo forzatamente affrontare è forte, perciò, anche nella realtà, è possibile che ci sia bisogno di prendersi una pausa e “staccare” per un po’.
In linea di massima però, a meno che non ci si trovi in una situazione di stress tale da necessitare un break, il sogno è un monito a guardare in faccia il problema.
Lo sconosciuto nel letto è indicativo di qualche cosa, una caratteristica, una persona o una situazione che non si vuole riconoscere ma che, prima o poi, si dovrà affrontare; sognare di dormire con una persona che si conosce o in mezzo a una strada indica il bisogno di affetto.
Chi spera di trarre dal sogno delle

anticipazioni del futuro o i numeri da giocare al lotto, potrebbe essere interessato alle seguenti informazioni in cui, i numeri da giocare, sono indicati tra parentesi; in generale i numeri da giocare sono il 1-9-16-31-41-45-81

Sognare di dormire nel proprio o altrui letto, è presagio di problemi di salute e pigrizia e può far prevedere un incidente (16-80), all’aperto possibilità di un viaggio, in un prato di abbondanza, dormire nudi fa presupporre l’arrivo di un periodo di benessere economico ma anche una grande autostima (34); dormire in albergo indica la realizzazione dei propri sogni, con l’amato/a invece invidia, con una persona ripugnante indica la fine di un amore, in una tomba ostacoli da superare e possibili incidenti, in Chiesa, se si è sani l’arrivo di malattie, e viceversa (40).

L’avvio della dittatura e l’incontro con Mussolini

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Il 21 marzo 1933, con una solenne cerimonia, nacque il Terzo Reich; Hitler fece capire che non sarebbe mai indietreggiato e lo Stato avrebbe dovuto sostenerlo attribuendogli pieni poteri.
Il Parlamento tedesco finì così per consegnarsi nelle mani di chi lo privava di ogni autorità mentre si assumeva il compito di emanare leggi e modificare la Costituzione; in questo modo Adolf non avrebbe più avuto bisogno dei deputati e definì questa sua azione “rivoluzione legale” rendendo, di fatto, inutili anche le elezioni.
Se però il Fuhrer seguiva una via legale promulgando nuove leggi, molti altri capi nazisti ricorrevano a metodi più sbrigativi e violenti; Hitler emanava leggi razziali e, per alleggerire la tensione che si era creata, nel giorno del 1° maggio, proclamò la “Festa del Lavoro Nazionale” sostituendola alla tradizionale festa dei lavoratori.

La loro tutela sarebbe dovuta avvenire attraverso un sindacato nominato Fronte Tedesco del Lavoro.

Tuttavia venne emessa una legge che aboliva i contratti di lavoro collettivi e istituiva la figura dei “fiduciari” governativi cui era affidato il compito di sventare ogni tentativo di astensione dal lavoro, e assicurare il mantenimento dell’ordine nelle fabbriche; in aggiunta si aboliva in diritto di sciopero.
In seguito all’approvazione del decreto “Per l’eliminazione dello stato di bisogno del popolo e del Reich”, il Parlamento perse definitivamente il compito di emanare leggi e mutare la Costituzione; il Cancelliere doveva redigere i testi di legge mentre il capo del Governo doveva discuterli con gli Stati esteri. La legge durava complessivamente 4 anni: il tempo sufficiente a Hitler per arrivare a governare senza opposizioni e diventare dittatore a tutti gli effetti.
Il 19 giugno si giunse così alla soppressione di tutti i partiti tedeschi tranne quello nazista e, Hitler, poté intraprendere la via del riarmo, sostenuto da Mussolini, suo maestro in dittatura e ispiratore del nazismo.
Il 14 giugno 1934 avvenne l’incontro tra i 2 dittatori che riuscì male a causa della calda stagione e, la diversità linguistica non contribuì certo favorire la buona riuscita dell’incontro; Mussolini rimase spiacevolmente impressionato da Hitler (monotono fino all’inverosimile) che non lo lasciò neppure parlare del problema che gli stava a cuore: l’indipendenza austriaca.
Lo giudicò violento, incapace di controllarsi, più testardo che intelligente, “pazzo pericoloso”, “orribile degenerato sessuale”; i due erano l’uno l’opposto dell’altro e l’unica cosa che avevano in comune era l’intento di conservare il potere a ogni costo.

Il Santo del giorno: Sant’Antonio Maria Gianelli

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Oggi 7 giugno si festeggia Sant’Antonio Maria Gianelli.
Antonio Maria Gianelli nasce il 12 aprile 1789 a Cerreta, frazione di Carro (Sp), da una famiglia di contadini.
All’età di 24 anni divenne sacerdote, in seguito, docente di lettere e retorica; diventato arciprete a Chiavari (Ge), introdusse, nella sua parrocchia, alcune novità come la creazione di un proprio seminario e un conservatorio.
Nel periodo di maggiore attività, creò due congregazioni, quella della Società Economica che aiutava le ragazze povere ( la base di quello che poi divenne l’ordine delle Figlie di Maria Santissima dell’Orto, dette anche Suore Gianelline) e quella degli Oblati di Alfonso Maria de’ Liguori, dedita alle missioni.

Una volta nominato vescovo di Bobbio, trasferì le sue congregazioni.

Dopo aver contratto la tisi, si spense a Piacenza il 7 giugno 1846; le sue spoglie furono tumulate presso la cripta della Cattedrale dei Sepolcri dei Vescovi della stessa città e successivamente trasferite nella cripta del Duomo di Bobbio, dove tuttora sono conservate.
In data 7 giugno, tra gli altri, si festeggiano anche San Godescalco, San Sabiniano e Sant’Ilde.

Hiriko, l’automobile elettrica che si ripiega su se stessa

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Direttamente dalla Spagna arriva Hiriko, in spagnolo “city car”, una biposto creata espressamente per l’uso cittadino che riduce gli ingombri al massimo; pensata dal MIT, è prodotta grazie a un consorzio di 7 aziende spagnole.
Elettrica, non dispone di un motore che crei ingombro e, per questo motivo, se lungo le strade delle metropoli può essere scambiata per una comune automobile, quando viene parcheggiata dà il meglio di sé mostrando tutto il suo potenziale.

Con ruote robotiche e volante tattile, si ripiega su se stessa quando deve essere posteggiata, riuscendo così a sfruttare anche gli spazi più ridotti; il parabrezza scorre verso l’alto consentendo ai passeggeri di salire e scendere agevolmente mentre le ruote, tutte indipendenti, girando su loro stesse di 360° permettono manovre fino a oggi impensabili.

Ha 120 km di autonomia e può raggiungere i 90 Km/h con la possibilità della limitazione a 50 km/h nei centri cittadini.
Un piccolo gioiellino dell’ingegneria e dell’elettronica che, date le sue caratteristiche “tecniche”, unite al fatto di essere ecologica al 100%, può portare a un netto cambio di concezione dell’idea di trasporto urbano.
Alla presentazione, Barroso, Presidente della Commissione europea, ha messo in evidenza il fatto che un progetto come questo, può essere uno degli strumenti per combattere la crisi attraverso la creazione di posti di lavoro e innovazione dei tradizionali settori industriali.
Nel 2013 inizierà la produzione dei primi esemplari che avranno un prezzo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 12.500€.

Attendiamo con ansia i primi arrivi, augurandoci che finalmente si possa arrivare a un sistema di trasporto “verde” e completamente sostenibile che rispetti il pianeta e ci aiuti a uscire dallo stress del traffico cittadino…. se invece proprio non ce la fate ad aspettare, date uno sguardo a Twizy, non si ripiega su se stessa ma è 100% ecologica.

Biscotti al cocco, una ricetta facile facile

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Per gli amanti del cocco questi biscotti sono una vera delizia; semplici da preparare, richiedono una scarsa esperienza culinaria ma anche un po’ di tempo a disposizione perché, se è vero che si preparano in pochi gesti, il riposo “ruba” 5 ore.
La quantità di farina di cocco (fresca o polpa fresca, scegliete voi) può essere aumentata o diminuita a seconda di quanto la si gradisce, quella indicata da me conferisce un sapore piuttosto consistente, perfetta perciò per i veri amanti di questo frutto.
Le dosi permettono di ottenere 35 biscotti circa che, per quanto sono buoni, rischiano di finire in pochissimo tempo; nel caso in cui avanzassero, consiglio di chiuderli accuratamente in una biscottiera o un contenitore tipo Tupperware.

Dosi:

200 gr di farina
100 gr di cocco
85 gr di burro
70 gr di zucchero a velo
1 tuorlo
1 uovo intero
zucchero q.b.
Setacciate la farina e disponetela a fontana poi, aggiungete il burro a temperatura ambiente, tagliato in piccoli pezzi; unite la farina di cocco o la polpa grattugiata, lo zucchero a velo, il tuorlo e l’uovo intero.
Rapidamente lavorate gli ingredienti con le mani (se amate la comodità utilizzate pure un impastatore tipo Kenwood con frusta K, solo per pochi minuti, a velocità bassa), formate una palla, avvolgetela nella pellicola per alimenti e mettetela in frigorifero per almeno 2 ore.
Trascorso questo tempo toglietela, spezzatela a metà e formate un paio di cilindri del diametro di 4/5 centimetri poi avvolgete ogni panetto nella pellicola e rimettete in frigorifero per 3 ore.
Trascorso questo tempo toglieteli e fateli rotolare nello zucchero quindi, tagliate delle “fette” alte un centimetro circa.
Adagiatele su una placca da forno imburrata oppure su un foglio di carta-forno e cuocete a 180° per 18 minuti circa; verificate la cottura perché ogni forno cuoce in maniera diversa perciò, dopo 13/15 minuti iniziate a tenere d’occhio i biscottini per evitare che brucino.
Una volta sfornati lasciateli raffreddare poi serviteli.
Buon appetito!

Gazebo in ferro battuto, quale scegliere?

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Con l’avvicinarsi dell’estate e delle belle giornate, aumenta anche il desiderio di passare più tempo all’aria aperta e, per godere appieno di giardini e parchi, un gazebo per esterni, strategicamente posizionato può essere la soluzione perfetta.
Tornato di moda negli ultimi anni, questo elemento d’arredo abbellisce le aree verdi donando un riparo da luce e calore, offrendo nel contempo la possibilità di socializzare; può essere realizzato su misura e personalizzato da un artigiano ma può anche essere acquistato già “pronto” e montato comodamente in un secondo momento.

Il gazebo in ferro è spesso un piccolo gioiello di design che con le sue lavorazioni può richiamare vecchie lavorazioni romantiche in stile liberty oppure, offrire un esempio di modernità; la scelta è puramente soggettiva e parzialmente legata allo stile della casa e del giardino entro cui verrà inserito.

Chi ha una buona abilità manuale può pensare di installarlo autonomamente dopo aver comprato uno dei modelli venduti, principalmente, nei grandi magazzini dedicati al fai-da-te e alla casa; talvolta questi gazebo sono venduti già assemblati, una buona soluzione per chi non sia pratico di bricolage e/o chi non desideri quindi montarlo e smontarlo a seconda delle stagioni. Quest’ultimo modello può restare esposto per tutto l’anno mentre quelli venduti smontati, al termine della stagione estiva o autunnale, possono essere riposti in attesa della successiva bella stagione.
I gazebo riponibili sono generalmente molto più leggeri e nel momento in cui vengono smontati si deve fare attenzione a non smarrire nessun pezzo; nel caso in cui si decidesse di acquistare un modello “fisso” sarà bene chiedere delucidazioni relative ai trattamenti cui è stato sottoposto e la manutenzione necessaria affinché non si deteriori. Quando è di qualità, tuttavia, viene pre-trattato in modo da non arrugginire o sverniciarsi a causa del tempo e delle intemperie.
Il luogo in cui lo si dovrà posare riveste un’importanza particolare, alcuni possono e devono essere fissati al suolo (un esempio sono quelli ideali per i terrazzi) mentre altri possono essere impiantati nel terreno del giardino, facendo semplicemente attenzione alla qualità del terreno che non deve essere friabile ma sufficientemente compatta, sgombra da radici di piante o altri intralci. Questo è un aspetto da non sottovalutare per evitare che improvvisamente si “sganci” da terra e possa provocare danni.
Le opzioni mettono di fronte anche alla considerazione della forma: quadrato, rettangolare, rotondo, ottagonale, con “seduta” incorporata, anche in questo caso la scelta è strettamente collegata al gusto personale e parzialmente alla forma del giardino; in ultimo non si può non tener conto della copertura.
In alcuni casi è solo la parte superiore a proteggere dai raggi solari ma sempre più spesso è possibile scegliere modelli con teli laterali che si possono aprire o chiudere a seconda delle necessità; i teli in cotone, cerati o plastica, in caso di intemperie devono invece essere ripiegati e fissati a una delle colonne portanti mentre i teli semi-fissi, magari in policarbonato trasparente che riparano anche dalla pioggia e dal vento, devono essere rimossi con l’arrivo del’inverno.

Il Santo del giorno: San Norberto di Prémontré

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Oggi 6 giugno si festeggia San Norberto.
Norberto di Prémontré o Xanten, nasce a Xanten (Germania) nel 1080 circa; è praticamente ignota la sua vita giovanile, mentre si sa che era colto e proveniente da una famiglia imparentata con alcuni regnanti tedeschi.
Questa parentela gli permise, una volta ordinato sacerdote (monaco benedettino), di prender parte ad alcuni incontri importanti e godere di una certa libertà esecutiva, al punto da fondare una prima Abbazia a Fürstenberg.
Era un predicatore errante, alla continua ricerca di anime da convertire e partecipò al concilio di Reims; nei pressi di Laon (Francia), a Prémontré (Francia), istituì l’ordine dei premostratensi che, oltre al lavoro e alla preghiera, obbedivano alla regola di Sant’Agostino.
Norberto mieteva seguaci in gran parte dell’Europa, dal Belgio alla Francia, passando per la Germania, giungendo fino in Romania.
Fu nominato Vescovo di Magdeburgo (Germania) dove morì il 6 giugno 1134 durante una cavalcata in solitaria; il suo corpo fu sepolto presso un’Abbazia della città.
Le sue spoglie, successivamente, furono trasferite presso il Monastero di Strahov a Praga, dove tutt’ora riposano.
In data 6 giugno, tra gli altri, si festeggiano anche San Bessarione, San Colmoco e San Iarlath.

Interpretazione dei sogni: addentare o mordere

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Cosa significa sognare di ADDENTARE o MORDERE?
Vediamolo insieme con l’interpretazione dei sogni.
Sognare di addentare o mordere, indica un’esplosione di violenza, l’espressione di un sentimento represso che, tramite quest’atto trova libero sfogo. Cosa ha condotto a tale situazione? Comprenderlo è necessario per evitare che, nella realtà, si arrivi a episodi di aggressione e di dominio.
Se invece si viene morsi, si subisce la violenza e si mette in luce, in questo modo, l’atteggiamento sottomesso del soggetto nei confronti di situazioni o persone che possono anche provocare un reale disagio fisico; può simboleggiare quindi paura e vulnerabilità di fronte a qualcosa o qualcuno.
Mordere e continuare a masticare invece fa riferimento al bisogno di far propri e comprendere pensieri, situazioni e così via; il morso di un vampiro simboleggia la delusione derivante dal fatto che qualcuno si è approfittato di voi.
Chi spera di trarre dal sogno delle anticipazioni del futuro o i numeri da giocare al lotto, potrebbe essere interessato alle seguenti informazioni in cui, i numeri da giocare, sono indicati tra parentesi; in generale i numeri da giocare sono il 4-11-20-31-63
Se si sogna di mordere del cibo si deve fare attenzione ai rischi di una possibile rapina, se si tratta di carne però indica un futuro successo; se si subisce il morso di un cane si dovrà fare attenzione, il cane è fedele, un grande amico, quando morde vi rifiuta perciò esiste il rischio che vi troviate presto in solitudine (11-47). Se il cane è nero fa presagire critiche. In generale il morso di un animale può far presagire una disgrazia e mette in guardia da persone che potrebbero essere adirate, meglio chiarire le cose prima di subirne le conseguenze! (8-31-40) Se a mordervi è un serpente, potrebbero arrivare fortuna e benessere; in generale, essere addentati, può essere preludio di una malattia, soprattutto artrite ma, se si riceve il morso da una persona, c’è il rischio che qualcuno voglia il vostro male (67).

Dr. Sholl 3 in 1 Trattamento Unghie Perfette: l’unghiopenna

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Dr. Sholl 3 in 1 Trattamento Unghie Perfette, piccolo prodigio dell’industria cosmetica moderna, non è altro che una “penna” multifunzione per ridare smalto (è proprio il caso di dirlo) e dignità alle unghie, rimaste per tutto l’inverno soffocate in scarpe da ginnastica o calzature chiuse, rovinate dall’ingiallimento e dall’opacità.
Centralmente è composta da un tubo di plastica bianca che divide i due liquidi da applicare e che, soprattutto, ai suoi estremi, presenta la spugnetta per applicare il gel trattante e il pennello per lo smalto trasparente.
Il gel è imprigionato in un”contenitore” di plastica azzurra mentre lo smalto nel vetro; all’estremità della boccetta azzurra si trova la lima attraverso cui effettuare la fase 1 del trattamento mentre, su quella in vetro, è riportata l’etichetta che indica la scadenza di 6 mesi dopo l’apertura, nulla più.

Ecco l’INCI del gel:

Aqua – solvente – 2 verdi
Alcohol Denat. – solvente – un giallo
Urea – antistatico/umettante – 2 verdi
Sodium Citrate – agente tampone/sequestrante – 2 verdi
Panthenol – antistatico – 2 verdi
Hydroxyethylcellulose – legante / stabilizzante emulsioni / filmante / viscosizzante – un giallo
PEG-40 Hydrogenated Castor Oil – emulsionante/tensioattivo- un rosso
Citric Acid – agente tampone/sequestrante – 2 verdi
Benzalkonium Chloride – 2 rossi
Qui vanno segnalati tra i cattivi o quasi cattivi l’alcohol denatured perché potrebbe essere tossico oltre a causare irritazioni e il benzalkonium chloride (soggetto a restrizioni in alcuni paesi come il Canada) che può causare allergie, dermatiti ed è indagato per sospetta tossicità.
E’ però alla fine quindi, chiudiamo un occhio e speriamo in bene.
Questo è l’INCI del lucidante:
Ethyl Acetate – solvente – un verde
Butyl Acetate – solvente – un giallo
Alcohol Denat. – solvente – un giallo
Acrylates Copolymer – antistatico / legante / filmante – un rosso
Cellulose Acetate Butyrate
Adipic Acid/Neopentyl Glycol/Trimellitic Anhydride Copolymer – un rosso
Triphenyl Phosphate
Trimethyl Pentanyl Diisobutyrate
Benzophenone-1 – filtro U.V. – un rosso
Etocrylene
Bis(t-Butyl Benzoxazolyl) Thiophene
CI 60725 – colorante cosmetico – un rosso
Il Cellulose Acetate Butyrate che non ho trovato nel Biodizionario ma rinvenuto in altra fonte, parrebbe essere innocuo; il Triphenyl Phosphate trovato anch’esso in altre fonti sembra invece essere tossico e causa di allergie; il Trimethyl Pentanyl Diisobutyrate, l’Etocrylene e il Bis(t-Butyl Benzoxazolyl) Thiophene seguono la sorte dei due precedenti ma appaiono non pericolosi o con una soglia di pericolosità decisamente bassa.
Quanto agli altri ingredienti: il Butyl Acetate può creare irritazioni, secchezza ed è sospettato di essere tossico, l’Acrylates Copolymer è un derivato petrolifero e può causare irritazioni oltre che essere contaminato da acido metacrilico, acrilico e 2-etilesil acrilato (sospetti cancerogeni), il Benzophenone-1 può causare irritazioni ed essere tossico e, per finire, il colorante CI 60725 può essere tossico.
Andiamo con ordine e vediamo le 3 fasi che permettono di risolvere i problemi.
Pre-fase1: eliminare ogni traccia di smalto e pulire la zona da trattare, ovvero: lavare i piedi.
Fase 1: vai di lima!!! Dopo aver arraffato l’incauto dito si deve partire con lo sfregamento in senso circolare tramite la lima fornita con la penna; la prima volta sarà necessario sfregare un po’ più intensamente mentre nelle limature successive sarà richiesta una minore energia.
Fase 2: ingelliamoci!!! Avvalendosi dell’apposita spugnetta (simile a quella dei lucidalabbra) si deve applicare il gel sull’unghia e lasciarla asciugare per circa 2 minuti prima di procedere con il gran finale. “L’attrezzo” è scomodo e la pazienza messa a dura prova.
Fase 3: lucidiamo!!!
Voilà la mia esperienza.
Svito da un lato e poi dall’altro la penna, cercando la lima in ogni anfratto ma non la trovo, non mi rendo conto che è sopra a uno dei due cappucci… quando ormai mi sto scocciando e meditando di prendere una delle mie limette, finalmente la vedo.
E’ piccola, rotonda e si camuffa bene nell’azzurro del tappo; inizio a limare e si produce una leggera polverina che lascia le unghie tutt’altro che lisce, al tatto sembrano leggermente ruvide. Sperando di non aver fatto nessun danno mi appresto alla seconda operazione: il gel.
Svito il tappo con applicatore e lo osservo per alcuni secondi, mi sembra asciutto ma potrei anche sbagliarmi così, per andare su sicuro lo sfioro con un dito ed effettivamente è asciutto. Rimetto l’applicatore nella boccettina e agito poi lo tolgo e lo osservo di nuovo, non è cambiato nulla!
Inizio ad aver voglia di abbandonare tutto ma non può finire così dunque spio attraverso l’apertura ma non vedo niente e in un impeto di nervoso (mi prendono in giro? Sarà vuoto? ) intingo l’applicatore e inizio a muoverlo a destra e sinistra all’interno della boccetta, questa volta se qualche cosa c’è non mi può sfuggire!
Tolgo e …sorpresa…… una “cosa” gelatinosa è attaccata all’applicatore; inizio ad applicarla ma è veramente scomodo, non si capisce se la quantità applicata è troppa oppure poca, non si stende bene e dopo poche dita devo rituffare il “pennellino” e rimestare alla ricerca del gel perduto.
Alla fine termino tutte le dita e mi metto in attesa, 2 minuti per asciugare dovrebbero essere sufficienti ma per precauzione aspetto un po’ di più, in alcuni punti mi sembra di avere esagerato con la dose e non vorrei che al momento di applicare il lucidante l’unghia non sia pronta.
Trascorsi alcuni minuti inizio con la terza fase e applico il lucidante con un pennellino identico a quello dei più comuni smalti.
E’ trasparente e lucido; appena inizia ad asciugare, le unghie appaiono rosate e sane.
Dopo due sole applicazioni le unghie appaiono rigenerate e in ottima salute.
Ho voluto provare questo trattamento sulle mani dove non avevo unghie ingiallite ma leggermente rovinate dai lavori di giardinaggio, e devo dire che in un paio di applicazioni anche questa volta le unghie si sono indurite e hanno acquistato un aspetto sano.
Non posso che consigliare questo trattamento perché è ottimo, in breve permette di avere unghie belle e dall’aspetto sano; nel caso in cui i problemi però fossero legati a infezioni fungine è bene NON utilizzare il prodotto in questione ma rivolgersi a un medico competente.
Allo stesso modo, il produttore avverte che se entro 4 settimane dall’uso del trattamento non dovessero verificarsi cambiamenti in positivo allora sarà meglio rivolgersi a uno specialista; in generale però questo prodotto utile anche come semplice base per lo smalto NON deve essere utilizzato dai bambini, ingerito, messo a contatto con gli occhi, utilizzato su pelle non integra, avvicinato a fonti di calore.

Il Santo del giorno: San Bonifacio Vescovo

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Oggi 5 giugno si festeggia San Bonifacio Vescovo.
Wynfreth o Winfrid nasce da una nobile famiglia a Crediton (Inghilterra), intorno all’anno 680.
Si formò presso l’Abbazia benedettina di Exeter (Inghilterra) ma, raggiunta la carica di abate, decise di intraprendere la vita missionaria dedicandosi all’evangelizzazione delle popolazioni sassoni; cominciò dalla Frisia (antica regione ubicata tra Olanda e Danimarca) e, ai primi accenni contrari da parte di Carlo Martello, si rifugiò a Roma per rinfrancarsi da Papa Gregorio II che lo spronò a riprovarci.
Il suo percorso cominciò a dare frutti registrando le prime conversioni; la sua opera proseguì in terra germanica, poi il Papa lo volle a Roma per nominarlo vescovo, cambiandone il nome in Bonifacio.
Tornato in Germania, nei pressi di Hessen, fece abbattere una gigantesca quercia che veniva venerata dai pagani e, al suo posto, oltre a numerose diocesi, fondò una Chiesa dedicata a San Pietro; a Fulda fece erigere un’Abbazia che potesse essere centro di riferimento per tutta la Germania, così come avveniva per quella di Montecassino.
Come sede vescovile scelse la città di Magonza.
Seppur in là con l’età, non smise un momento nella sua opera di evangelizzazione e, presso la città di Dokkum (Olanda) ancora nella regione della Frisia, il 5 giugno 755 venne assalito da alcuni frisoni mentre con circa 50 seguaci si apprestava a celebrare Messa; morirono tutti, lui fu decapitato.
Le sue reliquie sono tutt’oggi custodite presso l’Abbazia di Fulda, come da sua richiesta.
In data 5 giugno, tra gli altri, si festeggiano anche San Sancio, San Eutichio di Como e Sant’Igor di Russia.