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Sabato in poesia: LE PAROLE – Eugenio Montale

by Laura C.

Dopo alcune settimane torna di nuovo “Sabato in poesia” e, per , ho scelto un  componimento di Eugenio Montale: “Le parole”, tratto da Satura, Satura II.

Oggi voglio fare una dedica a ciò che regala la vita a questo blog, parole scritte, pensate, rimuginate. Parole che oggi, forse , non rifiuterebbero solo la carta di Fabriano, ma anche il freddo e incorporeo spazio virtuale in cui sono intrappolate.
Troverete l’analisi al termine della poesia.

LE PAROLE

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;

le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;

le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;

le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambracche e accolte
con furore di plausi e
disonore;

le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;

le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;

le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.

“Le parole” di Montale: una profonda riflessione sul linguaggio

Il titolo “Le parole” è già di per sé un manifesto programmatico: ci suggerisce immediatamente che il focus del componimento sarà il linguaggio stesso. Eugenio Montale ci invita a riflettere sul mezzo attraverso cui comunichiamo e comprendiamo il mondo, offrendo una meditazione intensa e sfaccettata sul potere e sui limiti delle parole.

Le parole hanno il potere di evocare immagini, sentimenti e idee. Questo è uno degli aspetti più affascinanti del linguaggio, capace di trasportarci in mondi diversi e di farci provare emozioni profonde. Tuttavia, Montale ci fa notare che le parole possiedono anche dei limiti intrinseci.

Non sempre riescono a catturare appieno la complessità della realtà che cercano di descrivere. Sono strumenti meravigliosi ma imperfetti, che spesso lasciano una distanza tra ciò che intendiamo

I limiti Intrinseci del linguaggio: ambiguità e contesto

La poesia di Montale sottolinea come il linguaggio possa essere incerto e ambiguo.

Le parole cambiano significato a seconda del contesto e dell’uso, rendendo la comunicazione un processo delicato e potenzialmente fallibile.

Questo riflette una verità fondamentale: la complessità del linguaggio umano.

Montale esplora la distanza che spesso esiste tra le parole e le cose che esse rappresentano, evidenziando un senso di frustrazione per il fatto che il linguaggio non possa mai veramente cogliere l’essenza delle cose.

Questa frattura incolmabile tra il segno linguistico e la realtà è una delle tematiche principali della sua poesia.

La metrica

Montale adotta una metrica libera, evitando schemi fissi di rime o metri tradizionali.

Questa scelta stilistica gli permette di esprimere le sue idee in modo più fluido e naturale, rispecchiando la natura complessa e talvolta caotica del pensiero e della percezione.

La libertà metrica contribuisce a creare un ritmo che accompagna il lettore attraverso le riflessioni dell’autore, aggiungendo profondità al messaggio poetico.

“Le parole” di Montale è una riflessione profonda e complessa sulla natura del linguaggio.

La poesia ci invita a considerare sia la potenza evocativa delle parole che i loro limiti intrinseci. Attraverso una struttura libera e immagini suggestive, Montale ci accompagna in un viaggio introspettivo sulla nostra capacità di comunicare e comprendere il mondo.

Ci lascia con una sensazione di meraviglia ma anche di frustrazione, ricordandoci che, nonostante tutti i nostri sforzi, le parole rimangono sempre un po’ distanti dalla realtà che cercano di descrivere.

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5 commenti

Lavia 27 Ottobre 2012 - 21:04

Bella poesia .. non la conoscevo.. ed un sorriso mi è venuto leggendo .. "le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambracche e accolte
con furore di plausi e
disonore;" Forte ! :-)

Rispondi
Anonimo 27 Ottobre 2012 - 23:15

oh, che bello, questa rubrica settimanale mi piace molto. la poesia mi a fatto riflettere molto…
monca c.

Rispondi
Letizia 28 Ottobre 2012 - 16:03

Anche se volge al termine, ti auguro buona domenica!

Rispondi
Duran63 28 Ottobre 2012 - 20:05

Che strana poesia, non la conoscevo. Ha qualcosa di insolito dallo stile di Montale…Ciao

Rispondi
Laura 29 Ottobre 2012 - 06:52

@Lavia, ahahah, povere parole, obbligare a far quello che vogliamo noi :-)
@Monica, mi fa piacere :-)
@Letizia, grazie, buona nuova settimana :-)
@Duran63, qui ormai siamo nella maturità… lontani forse dalle più note :-)

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